Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni. Mostra tutti i post

martedì 29 settembre 2015

Le più belle storie di Peter Coniglio combinaguai- Beatrix Potter




Titolo: Le più belle storie di Peter Coniglio combinaguai
Autrice: Beatrix Potter
Editore:Sperling & Kupfer

Trama: raccolta di storie con protagonista il famoso coniglietto inglese. Illustrazioni originali, stralci di lettere dell'autrice ai propri cari e ai lettori. Ogni capitolo è introdotto da una piccola spiegazione sui motivi che hanno spinto la Potter a scriverlo e in quali stati d'animo lo ha fatto.

La mia esperienza: Una delizia per gli occhi, un balsamo per l'anima confezionati in una edizione di lusso, con contenitore cartonato e pagine profumate che riproducono l'antica carta su cui probabilmente l'autrice ha scritto originalmente. Devo aggiungere altro? 

Se mi seguite su Facebook (se non lo fate, male, dovreste perché tendo ad aggiornarlo più del blog, grazie all'invenzione malefica degli smartphone e dell'app Pagine), sapete che sono in crisi da lettura, ma dovuta a una buonissima causa: sono a fine gravidanza e ho la testa altrove. Infatti, ho letto meno quest'anno, sia per questo ottimo motivo che per tutti i problemi che ho avuto nel contesto generale. Mi sono perciò rifugiata nella rilettura di brani di libri familiari e rassicuranti o vecchi amici, come le fiabe di quando ero bambina e che ho portato nella cameretta della mia piccola ancora prima della culla, pronta a leggergliele quanto prima. Inoltre, da tempo avevo questa bellissima edizione di Peter Coniglio ancora incellophanata e mi è parso il momento giusto di aprirla e leggerla. 

Sono rimasta incantata. Non solo la carta e la confezione sono di ottima qualità (c'è un'innata soddisfazione nel far scivolare un libro fuori dal suo box), ma anche la grafica interna è totalmente in linea con le illustrazioni della Potter e catapulta il lettore in un mondo fatto di giacchine, verdure giganti, tane sotto gli alberi e colori pastello acquerellati. Perché vi devo confessare una cosa: non ne posso più di quei colori sgargianti, fluorescenti  come un evidenziatore ed ugualmente piatti, "naccheroni" direbbe mia madre, dei prodotti per l'infanzia del mondo d'oggi. Avete mai guardato Rai Yoyo o Cartoonito per più di venti minuti? Potreste uscire dall'esperienza con la retina bruciata. E per rendere riconoscibili i beniamini anche nei libri, ecco che il reparto infanzia di una libreria comincia a somigliare all'espositore della Stabilo Boss. Se anche voi vi siete stancati di avere gli occhi bombardati da fucsia, giallo e verde, vi consiglio questo libro per riposare le vostre pupille e far scoprire ai vostri figli o nipoti che esistono altre gradazioni oltre ai colori primari.
Inoltre, tornerete indietro nel tempo, in un'epoca in cui i bambini non dovevano essere necessariamente protetti dal mondo, ma esposti ad esso in un modo comprensibile: per cui, notizia delle notizie, in queste storie esistono le punizioni! Il padre di Peter, per essere entrato di nascosto nell'orto proibito, è diventato la cena per il contadino, il cugino invece rischia di perdere i propri figli per ingordigia e sventatezza e così via. La puericultura è cambiata tanto, a volte a ragione altre meno, ma per me anche questo è rinfrescante quanto un thè allo zenzero, dopo una sessione di Mofy, il coniglio di cotone e compagnia bella...

In due parole: delizioso e vintage

giovedì 2 luglio 2015

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo- La battaglia del labirinto- Lo scontro finale


Autore: Rick Riordan
Editore: Mondadori



Trame
La battaglia del Labirinto: Luke sta per scatenare l'ultimo attacco di Crono e per farlo cerca un accesso al Campo che solo in pochi conoscono. Si dovrà servire di un altro mitico edificio dell'antica Grecia che si trova in America, anzi, che si estende in tutto il mondo ormai. Si tratta del Labirinto di Dedalo, cresciuto assieme alla civiltà occidentale sotto la crosta terrestre e che permette di collegare in pochissimo tempo e spazio luoghi lontanissimi fra loro. Sempre che all'insidioso labirinto, abitato da inquietanti creature, si sopravviva... Anche il suo costruttore pare sia ancora innaturalmente in vita e, per trovarlo prima di Luke, Annabeth si calerà nell'oscurità dei corridoi sotterranei, affiancata da Percy, Grover e Tyson. Anche qualcun altro però sta cercando Dedalo: si tratta di Nico, che sta guadagnando potere sulle anime dei defunti grazie anche a un misterioso spettro che lo istruisce.

Lo scontro finale: Ci siamo, è arrivato il momento dello scontro fra le forze del Titano e quelle degli Dei. Lo sfondo è New York City. Percy si farà carico della maledizione di Achille per riuscire ad avere una benché minima speranza contro Luke/Crono, mentre la casata di Ares decide infine di non scendere in battaglia per orgoglio ferito. Ma gli avversari paiono intuire ogni mossa strategica dei semidei: Percy si dovrà a fare i conti con una spia nascosta fra gli amici e dovrà capire di chi fidarsi nelle ultime frenetiche ore di battaglia...

La mia esperienza: Eccomi giunta alla conclusione della saga. L'ho terminata con tristezza, perché è risaputo ormai quanto mi sia piaciuta. Tutti sanno. Gli ultimi due libri sono assolutamente all'altezza e riescono a superare lo schema, un po' ripetitivo, di "arrivo al Campo-impresa-ritorno al campo" degli altri tre. Qui si entra nel vivo di una trama che si snoda attraverso entrambi i romanzi e ci porta alla conclusione del mega plot. Credo di aver preferito il Labirinto perché l'ho trovato assai originale e suggestivo, con flashback della vita di Dedalo che si intrecciano al presente e quelle bellissime ambientazioni del labirinto stesso che sembra, anzi è, vivo. Dedalo stesso è un personaggio molto sfaccettato e interessante, capace di grandi invenzioni e azioni aberranti. 
La battaglia finale, a parte che si svolge a New York City (tanto per cambiare, vorrei contare quante volte è stata distrutta nelle finzioni, anche se in questo caso è comprensibile, essendo il Campo a Long Island), l'ho trovata forse un po' breve... Molta azione, concentrata in pochi giorni, ma in verità avrei voluto vedere di più. Ciononostante, non mi ha deluso, anzi devo dire che Riordan gioca pulito e riesce a piazzare i suoi colpi di scena senza stravolgere la trama seguita fino a quel momento. Per un lettore adulto, abituato a soffrire con le morti di Martin e i rovesciamenti della Rowling, può sembrare un po' banale, ma invece è una boccata di aria fresca.


(Ah, il vero figo qui non è Percy... ma Nico. Perché non ci sono stati spin-off sul personaggio più interessante della saga, non saprei...)


In due parole: suggestivi ed epici.



giovedì 11 giugno 2015

Il profumo- Patrick Süskind



Titolo: Il profumo
Autore: Patrick Süskind
Edizione: Tea

Trama: Jean-Baptiste Grenouille nasce nella Parigi del diciottesimo secolo, quella prima della Rivoluzione. La sua vita inizia subito in modo sorprendente, come un inno alla sopravvivenza: creduto, anzi sperato morto dalla madre pescivendola, con un vagito attira a sé l'attenzione del mondo e condanna la genitrice a morte per tentato infanticidio. Rimpallato da una balia all'altra per una strana sensazione di disagio che emana, viene cresciuto da una donna senza olfatto in un orfanotrofio. Crescendo, Jean-Baptiste svilupperà la capacità innata di catalogare e riconoscere ogni odore di questo mondo, insieme a una inquietante personalità priva di ogni pietà o compassione, divenendo poi profumiere e ponendo così le basi per un brillante avvenire o una disastrosa caduta all'inferno, perché, come ci ricorda l'autore, chi domina il mondo degli odori, domina il cuore delle persone...


La mia esperienza: non è facile scrivere di un libro così famoso. Ci sono arrivata soltanto ora, nonostante fosse uno dei libri preferiti di Marito e lo avessi in casa da tempo. Probabilmente l'ho iniziato per noia, lo confesso, rimanendone catturata dopo poche pagine. La mia esperienza con questo libro è stata una delle più bizzarre mai avute con un romanzo: incuriosita prima, incantata poi e raccapricciata in fondo eppure incapace di mollarlo. Credo che Il profumo sia qualcosa di sublime che ti fa passare sopra l'orrore, l'amore perverso che nonostante tutto ti cattura. Non è un tema facile quello che l'autore ci propone, in quanto veramente scava nel buio più profondo delle nostre anime e dell'inconscio, eppure riesce a tenerci legati a un filo, quello sottile dei profumi, degli odori con cui entriamo in contatto e ci accendono di passione o di ribrezzo. Amando profondamente questa sfera sensoriale, ho sguazzato in particolar modo nel capitolo dell'apprendistato da Baldini, sognando di perdermi anche io in quelle stanze intrise di essenze, acque aromatiche, polveri odorose e guanti profumati. Probabilmente è lì che ho venduto l'anima, è lì che ho deciso di seguire il protagonista fino in fondo, nonostante il mostro ammiccasse da ogni pagina, aspettando di uscire allo scoperto. 
Degno prologo di una visita programmata per questa estate a Grasse, best seller mondiale a ragion veduta, è un libro da leggere una volta nella vita, almeno.


In due parole: visionario e sconvolgente.

martedì 26 maggio 2015

Vita vera, mini recensioni e OT

Buongiorno,

era da un po' che non guardavo il blog e sono rimasta basita dalla data dell'ultima pubblicazione! Mentre su Facebook qualcosina sono riuscita a postarvi, qui l'ultimo articolo è già ricoperto di polvere... Me ne scuso e vi propongo questo post-fiume, che spero leggerete o che potete usare per arrivare direttamente alle mini recensioni ivi contenute.

Il motivo è che me ne sono capitate di tutti i colori in questi mesi, rallentando l'attività di lettrice e anche togliendomi ogni voglia di scrivere. Andando con ordine, first things first: sono rimasta incinta! Bellissima notizia, ma ho sofferto di nausee fortissime il primo trimestre che mi hanno impedito di aprire libro. Devo dire che sono stati mesi di noia profonda. L'unica cosa che potevo fare era guardare un po' di televisione: potete capire il mio disagio, non sono mai stata una grande amante del piccolo schermo. Ho potuto così sperimentare la Grande Noia e capire come si vive una vita senza libri: vi posso assicurare che il cervello muore, letteralmente. Mi sentivo un'ameba, associavo il leggere (ovvero, il movimento degli occhi) alla nausea ed ero pervasa da un'inquietudine e un tedio mai provati prima. Credo che sia stato il periodo più lungo della mia vita che ho passato senza leggere.




Successivamente, ho perso un amico, il mio compagno di letture da 12 anni e non mi sono ancora ripresa. Lo avete conosciuto nella foto che ho scattato per Libriomancer. Se n'è andato così, all'improvviso e io ancora non riesco a crederci.







Come ho già avuto modo di dire su Facebook, nel dolore non sono riuscita a leggere molto, avevo bisogno del conforto di persone care e familiari ed è per questo che mi sono buttata con la voracità di una bulimica sulla biografia di Freddie Mercury di Lesley-Ann Jones, intitolata con molta poca fantasia "I Will Rock You". Un libro diverso dal solito, potete pensare, ma in realtà mi piace alternare generi, leggere romanzi come saggi o biografie. E Freddie è uno di casa, ha cresciuto me e mio fratello, le sue parole sono fonte di ispirazione continua. Devo dire che il libro è ben scritto, anche se si dilunga molto in dati, classifiche e dettagli discografici, il che è comprensibile se si vuole inquadrare il contesto, ma che rompe un po' il flusso della narrazione. Inoltre, da brava inglese, l'autrice ama indulgere un po' troppo nei dettagli piccanti; quando invece si lascia andare ai propri ricordi, si hanno dei bellissimi spaccati di vita vera, emozioni e colori che rendono il tutto più umano. Il ritratto di Freddie che ne viene fuori è bellissimo, un uomo che ha dato tutto e che ha voluto tutto, senza risparmiarsi o accordare sconti alla vita. Le testimonianze più toccanti sono, oltre a quelle dirette dell'autrice, quelle degli amanti inconsolabili, lasciati svuotati dalla scomparsa dell'artista, come paesi devastati da uragani. Lettura consigliabile.

Resuscitata a nuova vita grazie al secondo trimestre di gravidanza, e ringraziando il Cielo che è stato inventato, ho scoperto di essere in ritardo per affittare il mio solito b&b a Torino per il SalTo. Tristemente ho appreso che il nostro solito e comodissimo appartamentino era già stato prenotato. A dire il vero, la proprietaria me ne ha proposto un altro, più grande e in condivisione con un'altra coppia, ma non me la sono sentita, vuoi per l'umore, vuoi per la gravidanza. 

E meno male che non l'ho accettato, direi! Perché due settimane fa mi sono pure fratturata una caviglia scendendo un marciapiede! Per cui vegeto di nuovo fra divano e letto e la cosa più emozionante che mi capita è lavarmi i capelli. Stavolta però niente nausee e almeno riesco a leggere. Ho finito due libri e sono in dirittura d'arrivo del terzo. Ho finito Il profumo, di cui farò una recensione "ammodino" qui di seguito, mentre un altro l'ho lasciato in sospeso, a causa di una voglia irrefrenabile di Percy Jackson e di Marito, che mi ha procurato i tre libri della saga che mi mancavano.

Percy Jackson e La Maledizione del Titano (Rick Riordan) l'ho finito in pochissimo tempo. Vuoi per il tempo libero, la relativa brevità della storia e una trama un poco ripetitiva. Il terzo della serie, secondo me soffre della sindrome da "tessera del mosaico", fondamentale per il megaplot ma un po' anonimo di per sé. Percy incontra Artemide e le sue Cacciatrici, eterne fanciulle immortali un po' misantropi, mentre Annabeth viene rapita e costretta a una punizione "titanica": per salvarla Artemide si immola al suo posto. Le cacciatrici, Percy e Talia, figlia di Zeus, partono alla volta di San Francisco, dove si trova il monte dei Titani in questo secolo, per trarre in salvo entrambe. 
Come dicevo, godibile, ma un po' piatto. Sto già leggendo il quarto, La battaglia del Labirinto, molto più dinamico e interessante, a riconferma del fatto che il libro precedente serviva come mezzo per arrivare ad eventi più succosi.

Il povero accantonato è Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco. I suoi libri hanno sempre il potere di farmi sentire, in un modo bellissimo, ignorante e minuscola... Beh forse non era il momento giusto, forse la voglia di distrazione ha vinto... Non rinuncio però all'impresa, come direbbe Percy. Nella vita, bisogna provare e riprovare e non mollare. E se ti danno limoni, vendi limonata... 


Alla prossima!
Rose Libris


martedì 31 marzo 2015

Doppler-vita con l'alce (Erlend Loe)



Titolo: Doppler- vita con l'alce
Autore: Erlend Loe
Editore: Iperborea



Trama:  Andreas Doppler è un norvegese modello: sposato con figli, lavoro rispettabile, bella casa nel quartiere intellettuale-radical chic di Oslo, ciclista appassionato. In seguito alla morte del padre, decide di fare una escursione nel bosco cittadino in bici, cade e sbatte la testa. A stare così, schiena a terra, a guardare le fronde e gli alberi, decide che deve prendersi una pausa dal mondo civile e si trasferisce a vivere in una tenda nel bosco. Questa sua fuga sarà un'occasione per vedere il mondo da lontano, scovare le nostre abitudini che ci fanno sentire più sicuri, riflettere su cosa significa essere figli e genitori. 

La mia esperienza:  avevo deciso di non scrivere questa recensione, poi trovandomi in un periodo di forte difficoltà a leggere, mi dispiaceva lasciare il blog fermo... Non volevo scrivere di Loe perché è lo scrittore su cui ho fatto la tesi e il rapporto tra me e lui (ovviamente platonico e reale solo nella mia mente) è troppo intimo e personale. Non volevo scrivere di lui perché in Italia è poco conosciuto e se questa cosa da un lato mi dispiace, dall'altro me lo fa sentire ancora più mio. Sono una lettrice gelosa e viziata, lo so.
Loe è un genio. Miglior esempio del movimento dei naivisti scandinavi, unisce una profonda introspezione a uno stile apparentemente semplice e bambinesco, ingenuo appunto. Frasi brevi, linguaggio semplice, attitudine basica, ironia infantile per scavare nelle complessità dell'uomo moderno. 
Doppler è stato forse il successo più grande dopo il suo capolavoro, che tutto il mondo dovrebbe conoscere, che fu "Naïf.super". Riprende anche qui l'idea del ritiro dal mondo, ma lo fa con un'ottica più grande, arrivando a rifiutare le consuetudini e la civiltà, vivendo ai bordi di Oslo e urinandovi sopra, letteralmente, ogni mattina. Doppler diventerà un guru involontario e poco collaborativo, volendo soltanto allontanarsi da quel genere umano che ora invece si accorge di lui e lo rincorre. Scordatevi però amarezze e frasi al vetriolo: per Loe non occorre essere pedanti per essere sinceri. 
Rileggo sempre un libro di Loe quando mi sento un po' persa, perché con la sua apparente, semplice ironia riesce sempre a ricordarmi le cose importanti della vita.

In due parole: curativo e divertente 

credits: segnalibro nella foto by Bookbeads

mercoledì 25 febbraio 2015

Il mezzo re- Joe Abercrombie


Titolo: Il mezzo re
Autore: Joe Abercrombie 
Editore: Mondadori

Trama: Yarvi non doveva essere re: anche gli Dei parevano saperlo quando gli hanno negato la mano sinistra. Addestrato per tutta la vita ad essere ministrante, alla morte improvvisa di padre e fratello, Yarvi non solo si ritrova a essere re, ma anche ad essere vincolato da un giuramento alla vendetta sugli assassini della sua famiglia. Spinto dallo zio e dalla madre, muove guerra contro il sovrano del regno confinante, solo per scoprire che in realtà la vittima predestinata di quello scontro era egli stesso. Sopravvissuto per un caso del destino alla propria morte e venduto come schiavo, userà tutta la sua saggezza e astuzia per avere giustizia e riconquistare il trono.


La mia esperienza: un libro di avventure e guerra molto bello. Abercrombie crea un mondo molto simile all'Europa del Nord durante il medioevo e vi installa alcuni elementi fantastici, ma devo dire che non sono invasivi e l'opera travalica forse la definizione di fantasy e può essere gustata anche dai non amanti del genere. Magia non ce n'è, creature strane neanche (si nominano gli elfi ma non si vedono), solo tutta la ricchezza e la contraddizione del genere umano.

Per larga parte si tratta di un racconto nautico, cosa che non mi ha permesso di amare questo libro fino in fondo come invece avrei dovuto; così come l'assenza di grandi e belle descrizioni, cosa che mi aspetto sempre dai fantasy, forse a torto. Yarvi gira tutti i paesi che si affacciano sul Mare Infranto, ma se ne descrivono solo pochi e brevemente. Se amate l'azione e badate al sodo, non avrete di che lamentarvi, mentre io che amo gli autori con la capacità di farmi vedere il mondo in cui si muovono i personaggi, beh, non mi sono messa a sognare e anzi, sono rimasta tiepidina. Ma Abercrombie mescola abilmente tre generi: avventura, fantasy e romanzo di formazione con un pizzico di humor e buon senso britannico. Il risultato è sicuramente soddisfacente, la trama ben congegnata e anche ricca di sorprese. Belli i personaggi di contorno, forse anche più del protagonista: Sumael la misteriosa ragazza sfregiata, Jaud il gigante buono e su tutti Nulla, uomo che ha rinunciato al suo nome venti anni prima.

La lunghezza non eccessiva, 295 pagine con un layout riposante, rendono il libro accessibile anche a chi si spaventa davanti ai tomi. Inoltre, pur facendo parte di una trilogia, si può leggere benissimo anche singolarmente in quanto tutte le trame vengono chiuse, lasciando solo qualche porta aperta al futuro; aspetto questo che ho apprezzato particolarmente per il coraggio di uscire un po' dal coro che si sente cantare ultimamente nel settore fantasy. Sicuramente un buon romanzo.

Una piccola recensione anche per la traduzione, svolta correttamente e con abilità da Edoardo Rialti. Musica per i miei occhi, grande stile e signorilità come non si trovano quasi più. Ben fatto!


In due parole: intrighi di palazzo e avventure.

martedì 10 febbraio 2015

Lost Lake-Sarah Addison Allen



Titolo: Lost lake
Autrice: Sarah Addison Allen
Editore: St. Martin's Press

Trama: Kate apre gli occhi: è sveglia. Come mai lo è stata nell'ultimo anno. Anno in cui è rimasta vedova, ha venduto l'attività e la casa e lasciato che la suocera gestisse la vita sua e della figlia Devin. Ma ora è sveglia e decisa a riprendere in mano la situazione, a partire dalla figlioletta, otto anni e un vulcano di creatività. Giocando in uno scatolone, ritrovano una cartolina che Kate non aveva mai visto prima: viene da zia Eby e immortala Lost Lake, un resort vacanze di sua proprietà sulle rive di un lago, che Kate aveva visitato solo una volta da piccola. I suoi ricordi sono così belli, però, che Devin supplica la madre di portarcela. E così, un po' per rivivere la felicità di quell'estate, un po' per stare a contatto con la figlia prima dell'inizio della scuola, e un po' anche per scappare dal vicolo cieco in cui si era infilata, Kate parte alla volta del lago nascosto. Ma zio George è morto e zia Eby vuole vendere, nello sconforto generale degli affezionati clienti del camping, che tornano a loro volta per un'ultima, magica estate.

La mia esperienza: se fossi un uomo, sarei perdutamente innamorata di Sarah Addison Allen. Perché adoro i suoi libri (e ormai lo sanno anche i sassi), perché è una bellezza curvy, amante del cibo e della vita e leggere i suoi post, allegri e vitali, su Facebook mi illumina la giornata. E adoro la miscela tutta Southern America che usa per speziare i suoi romanzi, usando solo quella giusta dose di romanticismo che ci vuole ogni tanto, come il sale per un dolce.

Sarah (permettetemi di chiamarla per nome ormai) è una attenta osservatrice della natura umana, capace di dare vita alle sue immancabili "misfits" ogni volta trovando una sfumatura diversa. In Lost Lake ce ne sono a bizzeffe: una francese muta con un fantasma in cucina, una bimba con un "discutibile senso della moda", una donna che ha rinunciato da anni ai soldi del marito per sfuggire alle pressioni dei parenti. Un podologo schivo e amante del silenzio, una mangia uomini seriale ormai nella terza età ma a caccia dell'ottavo marito, un ragazzo con un passato di abusi familiari. L'arcobaleno stavolta è piu ampio di ogni altro suo libro, il che lo rende corale. Questa volta si affrontano più temi, ma mi pare di trovare come sottofondo comune il tema del sé e degli altri: la paura di fare qualcosa di altruistico, di aprirsi all'amore, oppure l'opposto, come Kate che ha vissuto troppo per un altro, dimenticandosi se stessa. Molto bella l'idea, molto bello lo stile assolutamente personale che contraddistingue l'autrice (mi sono innamorata di un paio di scelte linguistiche: "squirreled" per dire "messo da parte" mi ha mandato in visibilio). Notevole il paragrafo finale, un tocco delicato che mi ha colpito molto. Anche questa volta un ottimo romanzo. 

Rispetto a The Peach Keeper mi ha entusiasmato un po' meno perché non ho trovato nessun personaggio "specchio" in cui rivedermi, ma questa è una cosa assolutamente personale e non toglie nulla al libro!
Da cercare, da leggere (per ora in inglese).

In due parole: magia e alligatori (non vi dico perché!)

mercoledì 4 febbraio 2015

Nudi e crudi- Alan Bennett





Titolo: Nudi e crudi
Autore: Alan Bennett
Editore: Adelphi

Trama: una coppia dell'alta borghesia londinese torna a casa una sera e trova l'appartamento svaligiato. Nel senso che, della casa, sono rimasti soltanto i muri. Tutto andato: mobili, tappezzerie, effetti personali. I due coniugi vivranno la cosa in modo differente e sarà per loro un'opportunità che non viene data a molti, cioè di riflettere sulle proprie vite e ripartire da capo. Sapranno coglierla?

La mia esperienza: Terzo libro di Bennett che leggo. Anche questo molto breve, potrebbe essere un'ottima piece teatrale (e mentre scrivo scopro che qualcuno ci aveva già pensato). Come al solito Bennett indaga le dinamiche sociali inglesi con il suo umorismo tagliente che va dietro alle quinte nelle vite di persone ordinarie, come se ne trovano tanti. Mr e Mrs Ransome non sono altro che la copia dei nostri genitori, o parenti, o colleghi e datori di lavoro. Quante volte ci siamo chiesti come vivano la loro esistenza, queste persone perfette e inamovibili come i capelli di Moira Orfei! Respireranno pure loro? Proveranno sentimenti che li scarmiglino una volta ogni tanto? E se succedesse un uragano, come reagirebbero? Ecco, queste poche pagine di Bennett ci portano proprio a quel momento fatidico, in cui tutto cambia per chi non cambia mai. E noi, con sguardo voyeuristico, fra una risata e l'altra, scopriamo la loro intimità. 

Ne ho letti altri, di autori che vanno a scoperchiare le pentole, sollevare i veli della borghesia. Spesso non mi sono piaciuti, i loro libri mi sono sembrati talvolta delle geremiadi sulla propria incapacità di trovare un posto nel mondo. Ecco, se anche voi avete avuto la mia stessa esperienza, sappiate che Bennett non è così. Dotato di un umorismo, come ho già avuto modo di scrivere, alla Oscar Wilde, ci lascia di sasso mentre ridiamo, consapevoli di stare ridendo di noi stessi, colti in flagrante sul luogo del delitto. 


In due parole: umoristico e tagliente

venerdì 9 gennaio 2015

E le stelle non stanno a guardare- Loredana Limone


Titolo:  E le stelle non stanno a guardare
Autrice: Loredana Limone
Editore: Salani

La trama: Borgo Propizio riapre le sue porte e ci accoglie nella nuova era. Lo avevamo lasciato carico di promesse di miglioramento, innovazione e cambiamento. Adesso è arrivato il momento di vedere come la nuova giunta comunale ha svecchiato il piccolo borgo e di come se la cavano le nostre protagoniste. Mariolina è alle prese con un dramma personale e la depressione, Marietta invece scopre che la vita dell'imprenditrice è più dura di quanto pensasse e, come Belinda, inizia ad accusare i morsi della solitudine. Ornella è al centro di tutto, in quanto incaricata dall'assessore alla cultura di creare un evento per il borgo e nuovi personaggi arrivano o ritornano: Antonia, amante abbandonata che deve ricostruirsi la vita e Francesco, figliol prodigo della proprietaria dell'albergo appena aperto. Esistenze che ruotano intorno all'organizzazione del festival e si intrecciano in una splendida serendipità...

La mia esperienza: Borgo Propizio è stata una delle letture migliori del 2014, come avete potuto vedere nel post "Consigli per gli acquisti 2" di dicembre. L'ho letto ad agosto e ho passato i mesi successivi a consigliarlo a tutti, sia dal vivo che su Facebook. Sarò anche venuta a noia, ma quando un libro mi prende ed è valido, divento peggio di un pitbull attaccato a una gamba. Però io ho sempre un timore, ovvero che i seguiti mi rovinino il ricordo dei "primi": non ho mai voluto vedere "La sirenetta 2", né sapere cosa succede dopo il matrimonio a Cenerentola. Insomma, non mi rovinate gli happy ending. Per cui ho iniziato questo libro con una certa paura, dato che ho amato molto il finale dell'altro. Ma poi mi sono detta... Loredana Limone, non ti puoi essere bevuta il cervello, hai amato questi personaggi così tanto che mi devo fidare di te... E così è stato. 


Allora, a differenza del primo, questo non nasconde un giallo al suo interno. Si tratta di un romanzo sentimentale, che scava più a fondo nella vita dei personaggi già noti e ne introduce alcuni nuovi. Si parla della vita qui, quella vera, con tutti i suoi alti e bassi, ma sempre sostenuta da una venatura di ottimismo, tipica della scrittrice (e che amo!). L'unica nota "nerorosa" la si trova nella vicenda di Antonia. In generale, la lettura mi è piaciuta, però la mancanza di una trama misteriosa lo rende più lento. Non peggiore, solo meno dinamico del primo.  Le uniche critiche che gli muovo sono questa e il fatto che si fa tanto per corteggiare Belinda, solo che poi non si spiega bene come la si conquista... e' difficile dirlo senza spoilerare, ma avrei voluto vedere meglio come si arriva a toglierle le spine, tanto per riprendere una metafora dal libro... Mariolina mi si riconferma come la preferita del gruppetto, anche se devo dire di essermi rivista tantissimo in Antonia in un periodo molto nero della mia vita. La Limone sa bene come esplorare gli anfratti dell'animo femminile, dando vita a molte donne tutte diverse, tutte reali.

Tutto il resto è godimento puro, come una fontana di cioccolata con gli spiedini di frutta. E mi chiedo quando arriverà un adattamento cinematografico, perché qui di materiale ce n'è in abbondanza e a volte desidererei veramente poterlo vedere non solo con gli occhi dell'immaginazione, questo borgo e i suoi abitanti. 

In due parole: sentimentale e ottimista, una tisana per l'anima.

lunedì 22 dicembre 2014

Libriomancer- Jim C. Hines



Titolo: Libriomancer
Autore: Jim C. Hines
Editore: La ponga

Trama: il credere di tante persone in una stessa cosa, la rende reale. Ecco la base della magia nel mondo dei libromanti, maghi dotati del potere di attingere a questo pozzo di energia per estrarre dai libri più famosi oggetti, incantesimi, animali... Il tutto è regolato dalla società dei Portatori, che si occupano anche di arginare eventuali pericoli derivanti dall'uso improprio della magia. Uno di questi, Isaac, bibliotecario e Portatore già rimosso dal servizio attivo, si trova un giorno a dover fronteggiare un attacco dei "luccicanti", vampiri usciti dai libri di Stephenie Meyer, con i quali doveva essere in corso un trattato di non belligeranza... E' il segno che qualcosa è sfuggito al controllo dei Portatori. Isaac dovrà indagare su chi sta cercando di scatenare una guerra globale tra il mondo magico e quello umano usando il potere dei libri.

La mia esperienza: immaginate di leggere il vostro libro preferito. Quante volte avete udito le voci dei personaggi come se fossero vere? Quante volte avreste voluto infilare la mano tra le pagine e tirare fuori di lì l'Auryn o l'Unico? Oppure poter accarezzare Grattastinchi? Questo romanzo è il sogno di ogni appassionato lettore, perché non solo dice che tutto questo è possibile, ma anche che a farlo siamo proprio noi, i "topi di biblioteca", capaci di passare ore a leggere e ad immaginare altri mondi, possibili Portatori. Questa storia è proprio un grande omaggio a tutti noi, perciò è una figata in maniera indegna! L'idea è originale, il ritmo appassionante e degno di un thriller, le citazioni una lisciata di pelo alla letteratura in generale, ai generi fantasy e fantascienza in particolare, in quanto i preferiti del protagonista. Insomma, piccoli lettori crescono. E sparano, con spade laser...

Detto questo, vi consiglio di provarlo assolutamente, magari in e-book, nonostante la prima edizione possa essere un po' trascurata dal punto di vista della traduzione e dei vari refusi che si trovano a giro per il testo. Dalle altre mie recensioni, emerge chiaramente quanto mi irritino durante la lettura, ma in questo caso devo dire che pubblicare un romanzo Urban Fantasy di tale livello in Italia è già di per sé un'impresa eroica. Spero che la seconda edizione sia più soddisfacente anche sotto questo punto di vista.
Questo il sito su cui trovare cartaceo e digitale: La ponga

In due parole: libri e spade laser

venerdì 28 novembre 2014

Il racconto dell'ancella- Margaret Atwood



Titolo: Il racconto dell'ancella
Autrice: Margaret Atwood
Edizione: Ponte alle grazie

Trama: Fine anni Ottanta: in quelli che una volta erano gli Stati Uniti, dopo un disastro nucleare e una serie di attentati, si è instaurato un regime dittatoriale basato sulle Sacre Scritture. Alle donne è concesso solo di sposarsi e avere figli, o, in alternativa, diventare serve delle famiglie più facoltose o ancelle. Le ancelle servono a un solo scopo: la riproduzione, in uno Stato decimato dal crollo delle nascite e dalla sterilità. La vita esistente prima viene azzerata e le donne costrette a scordarsi il proprio nome e ingabbiate in un rigido sistema di privazione dei diritti, a cominciare da una rieducazione ai nuovi valori in veri e propri campi di concentramento. La nostra protagonista, senza nome, ripercorre la sua esistenza con questo racconto rinvenuto a secoli di distanza dai futuri abitanti della Terra.

La mia esperienza: Non è stato facile arrivare alla fine di questo libro. L'ho mollato a metà per circa un mese, per poi riprenderlo e costringermi a finirlo. Non perché sia brutto, attenzione. E' uno dei libri meglio scritti che ho letto quest'anno e sono veramente contenta di aver scoperto questa autrice, consigliatami da una cliente canadese. Capisco perché ha sfiorato il Nobel, anzi, non capisco perché non glielo hanno assegnato. Ma forse ha ragione Ursula Le Guin quando dice che gli scrittori fantasy e di fantascienza sono sempre stati snobbati dai grandi premi. 

Questo è un libro distopico scritto a metà degli anni Ottanta che avverte con tutta la sua brutalità di  quanto abbiamo dato per scontati i nostri diritti. Come donne, perché si basa soprattuto su una riflessione sul femminismo, ma come esseri umani anche, perché diciamocela tutta, non è che gli uomini se la passino meglio in questo futuro. Se si annienta metà del genere umano, neanche l'altra se la spassa. Ho scritto su Facebook che ogni notte questo romanzo mi raccontava un incubo, ed è vero: è molto angosciante e più volte mi sono sentita stretta in questo mondo claustrofobico. Raramente un libro mi ha fatto questo effetto, di sicuro c'entra il fatto che la protagonista sia una donna e io mi ci sia identificata, ma credo che la vera ragione sia che è tutto plausibile. La cosa che più mi ha turbata è stata la reale possibilità che questo accada. Niente asteroidi o remote possibilità di ere glaciali, piuttosto una complicata manovra di alcuni visionari per esautorare le donne e rendere gli uomini finti complici di tutto questo. Divide et impera. Non voglio spoilerare tutti i retroscena che vengono man mano alla luce, vi dico solo che questo libro, senza mai scadere nel complottismo più bieco e populista, fa riflettere molto su cosa diamo per scontato e cosa può invece esserci tolto, giorno dopo giorno, senza che neanche ce ne accorgiamo.


In due parole: terribilmente bello e inquietante.




giovedì 27 novembre 2014

Saga di Terramare-il mago (Ursula K. Le Guin)



Titolo: Il mago (Saga di Terramare)
Autrice: Ursula K. Le Guin
Editore: Mondadori

Trama: il piccolo Duny vive a Gont, una delle molte isole che formano il mondo di Terramare, un grande oceano costellato di piccole terre. Scopre molto presto di essere dotato del potere di mago e viene allevato dalla zia fattucchiera. Un giorno salva il villaggio dall'invasione di un popolo nemico grazie a un incantesimo e il mago principale dell'Isola, Ogion, lo nota e gli cambia nome in Ged, prendendolo con sé. Ma il giovane ha sete di conoscenza, la vita spartana fatta di meditazione e riflessione condotta da Ogion non fa per lui e decide così di intraprendere il viaggio per l'isola di Roke, dove si trova la scuola di magia. Lì incontrerà persone che lo accompagneranno per tutta la vita, nel bene come amici fraterni ma anche nel male, specchi nel quale rivedere per sempre la propria tentazione e dannazione. Perché Ged è un mago potentissimo ma dovrà domare i propri lati oscuri per liberarsi dell'Ombra che ha scatenato...

La mia esperienza: sono combattuta. Il libro mi è piaciuto ma non mi ha esaltato. Non so come mai, non posso di certo parlarne male, ma se non fosse che è all'interno di una saga pubblicata in un unico volume, non so se andrei oltre. Eppure... eppure... Vediamo insieme cosa ho apprezzato e cosa meno.

Cosa mi è piaciuto: l'idea, la ricchezza del mondo creato, la personalità di Ged, lo stile di scrittura. Sopratutto quest'ultimo, è molto intimo e ha delle figure che rimangono assolutamente impresse, e forse più adatto a un pubblico meno amante dell'azione. Infatti è molto meno epico dei fantasy tradizionali, ma comunque adatto all'opera. Tutto si articola sulla magia e di certo l'autrice ci fa sognare con tutti questi incantesimi; non ci sono battaglie (di questo ringrazio) pur essendo un libro di avventure. Per appassionati del genere o per chi apprezza un mondo alternativo senza doversi studiare la strategia militare elfica, tanto per dire. 

Cosa non mi è piaciuto: la non descrizione del mondo, non ci sono artifizi narrativi per mostrare il background di quel mondo o di quel tipo di magia, si dà per scontato che si sappia già tutto. Gli spiegoni non piacciono a nessuno, d'accordo, ma non c'è modo penetrare i riferimenti che si fanno ai miti, le storie degli eroi, le ballate che si nominano ma non si recitano per intero. Mi aspettavo qualcosa più alla Tolkien, che invece riesce a dare uno spaccato soddisfacente del suo mondo, per poi descriverlo appieno in altre opere, come ne Il Silmarillon. Per carità, magari per molti questo aspetto non è importante e il libro va avanti sicuramente da sé, ma se devo riportare la mia esperienza, a me manca qualcosa. 
  
Tutto sommato, lo promuovo. E ritornerò sul giudizio una volta letti gli altri volumi della saga.

In due parole: magia e avventura

venerdì 14 novembre 2014

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo- Il mare dei mostri (Rick Riordan)


Autore: Rick Riordan
Titolo: Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo- Il mare dei mostri
Editore: Mondadori

Trama: come ogni anno, Percy sta lottando disperatamente per non farsi espellere dall'ennesima scuola. Questa volta ce l'ha quasi fatta: è arrivato indenne all'ultimo giorno e si è pure fatto un nuovo amico, il piccolo (ma solo di età) senzatetto Tyson. Ma mai dire mai con gli eroi e i mostri: Percy viene attaccato proprio l'ultimo giorno e salvato da Annabeth che si sta recando al Campo in anticipo, guidata da alcuni sogni inquietanti. Percy deve portarsi dietro Tyson se vuole salvarlo e solo al Campo scoprirà la vera natura del suo amico: è un ciclope. Ma il Campo Mezzosangue è sotto attacco e l'unico modo per salvarlo è partire alla ricerca del Vello d'Oro...

La mia esperienza: mi piace l'idea di pubblicare una recensione di Percy proprio ora che sono uscite le nuove edizioni economicissime a soli 5 euro. Spero che ciò contribuisca ad avvicinare nuovi lettori a questa saga che mi piace tantissimo. Come ho già avuto modo di dire, l'autore è molto competente in materia mitologica, riesce a cogliere l'essenza dei miti greci e a modernizzarli senza svilirli. I protagonisti sono tutti giovani emarginati, per un motivo o per un altro, che vivono la propria rivincita scoprendo di essere figli di un dio o una dea. Ma non sarà questo il vero motivo di appagamento, quanto piuttosto il dar loro un'altra opportunità, quella di mostrare i proprio punti di forza in un campo a loro congeniale. Oltre all'umorismo di Riordan che adoro, il lato che più mi piace (da lettrice adulta) è proprio questo: che gli eroi sono gli svantaggiati, i quali, messi in condizione, riescono a dimostrare quanto valgono. Come già detto, i semidei sono tutti dislessici e iperattivi, penalizzati nel mondo reale, ma avvantaggiati in quello dei miti dalle loro qualità innate. Tyson poi introduce il tema dei bambini che crescono nelle strade di New York, immaginandoli ciclopi abbandonati anche dai propri genitori sovrannaturali, che se ne vergognano. Tyson è uno dei personaggi che più colpisce al cuore, grosso quanto un gigante, ma infantile nel modo di esprimersi, semplice nelle gioie e grande nei sentimenti. E Percy dovrà scoprire se preferisce essere acclamato dal gruppo o amato e fedele a se stesso con Tyson. In questo libro Percy scopre nuove qualità e poteri, è un libro sicuramente nautico, il che mi mette sempre un po' a disagio (non ci capisco niente di termini nautici), ma il mix di cultura classica e moderna è sicuramente azzeccato. E se avete visto Miami almeno una volta, non è così impensabile pensarla come la patria dei Party Pony...

Mi piace pensare agli anni trascorsi da Riordan nelle scuole come insegnante, ad osservare gli adolescenti e il loro mondo, fatto di regole da rispettare per farsi accettare dal gruppo, lo immagino studiare coloro che non rientravano negli standard e creare per loro una nuova realtà dove potevano non solo essere "normali", ma addirittura migliori degli altri. Tutto questo mi colpisce al cuore e consiglio la lettura di Percy Jackson a tutti gli studenti (e insegnanti anche, che di mele buone ce ne sono tantissime, ma anche qualcuna bacata) delle scuole medie. Lo metterei assolutamente come lettura estiva/natalizia obbligatoria. 

In due parole: istruttivo e divertente

martedì 14 ottobre 2014

Twilight- Stephenie Meyer


TITOLO: Twilight
AUTRICE: Stephenie Meyer
EDITORE: Fazi editore

TRAMA: la giovane Bella Swan si trasferisce da Phoenix a Forks, a vivere col padre, per evitare di dover seguire madre e patrigno in trasferimenti continui a causa del lavoro di lui. Forks non è esattamente un paradiso tropicale: probabilmente è la zona più piovosa degli Stati Uniti, dove ogni minimo raggio di sole è un avvenimento. All'inizio questo sembra essere il problema più grande di Bella, ma poi conosce i Cullens, anzi, diciamo che si scontra con uno di loro, Edward, il quale inizia ad evitarla apertamente. Ma un giorno, Edward le salva la vita in un modo che ha del miracoloso e da lì a scoprire la verità il passo sarà breve per Bella: i Cullens sono vampiri e l'attrazione che prova per Edward è forse la cosa più pericolosa che poteva provare in vita sua...

LA MIA ESPERIENZA: disclaimer: in questo post non sarò diplomatica, né oggettiva. Ci sarà la mia opinione nuda e cruda. 
Perché leggi Twilight? E' stata la domanda più ricorrente delle ultime settimane. Sì, settimane perché ci ho messo tantissimo a finirlo. E la risposta era sempre: sono curiosa di sapere perché ha avuto tanto successo. E poi volevo recuperare quello che sembra essere stato un punto di non ritorno della letteratura urban fantasy. Sicuramente molti altri prodotti sono stati pubblicati sulla falsariga di questo e volevo leggerlo. Beh. Sono stata accontentata.

Prima di tutto, ci ho messo tantissimo a finirlo perché mi ha annoiato a morte. La vita interiore di Bella, la prima persona narrante, è pari a quella di un criceto. O meglio, dei cani di "Up" (avete presente: "scoiattolo!!") dato che si sveglia solo alla parola "Edward". E dato che i suoi pensieri sono la parte principale del libro... ecco fatta la noia mortale.


(adoro UP e questi cani sono molto più svegli in realtà)


Come vampiri, non si fa altro che dire quanto siano belli, quanti siano fighi ed immortali, senza spiegare granché della natura vampirica (almeno nel primo libro, ma non mi addentrerò a leggere gli altri per scoprirlo). E poi... lo sapete tutti via... brillano al sole. Luccicano. Sembra il potere di una winx. Ma su questo sono stati versati fiumi e fiumi di critiche e non approfondirò quanto tutto ciò sia assurdo. E non perché non si possa cambiare le cose, ma si sente che la Meyer ha attinto a qualcosa, insomma, bene o male ha potuto avvalersi di secoli di letteratura vampirica e questa versione qui... beh, è un po' da centro commerciale via, una di quelle versioni edulcorate per famiglie che vengono vendute nelle feste di Halloween dei suddetti.

E poi veniamo al dunque, a questa storia d'amore così famosa... Premetto che credo di avere quei 20 anni di troppo per leggere questa romance, ma vogliamo parlare del rapporto morboso tra Bella ed Edward? Del vampiro che la guarda dormire perché è l'unico momento in cui può capire ciò che pensa, dato che la nostra parla nel sonno? O del fatto che Edward compare sempre all'ultimo momento, da vero principe azzurro su una Volvo argentata, per salvarla? Per non parlare di Bella che sa stare a malapena in piedi (ma perché poi? Se viene spiegato negli altri libri, ditemelo) e di Edward che la porta in spalla per gran parte del tempo? Prendiamo una delle loro conversazioni: dopo essersi stranamente innamorati (di lui sappiamo solo che è un figo spaziale, di lei che profuma in modo irresistibile per lui, finito lì), non fanno altro che dirsi quanto tengono l'uno all'altro, quanto si amano, quanto lui veglierà su di lei. Sinceramente, mi hanno fatto venire il diabete, eppure ormai si deve essere capito che amo le storie d'amore romantiche, ma questa... Per me, e qui farà un paragone forte dato che li detesto, è più stucchevole e inconsistente di un marshmallow!

E in fondo al libro arriviamo a quello che avevo sentito dire essere il tormentone della saga: ti prego fammi diventare un vampiro... Comprensibile, dato quanto sono belli belli in modo assurdo i nostri. Chissà se con la trasformazione Bella supererà anche i suoi problemi di equilibrio...

Ridiamoci su!
Dedicato ai nostri vampiri stilosi...


Non leggete questo libro se avete raggiunto i limiti di età per farlo. ;-)

giovedì 25 settembre 2014

La storia infinita- Michael Ende


TITOLO: La storia Infinita
AUTORE: Michael Ende
EDIZIONE: Corbaccio

TRAMA: il giovane Bastiano Baldassarre Bucci entra un giorno in un negozio di libri antichi. E' pingue e goffo e non brilla certo per coraggio. Afferrato da un istinto che neanche lui sa spiegare, ruba un libro dalla copertina rosso rubino decorata con due serpenti che si mordono la coda. Quel giorno decide non presentarsi in classe e si nasconde nella soffitta della scuola a leggere. Le ore passano ed egli matura l'idea di non tornare neanche a casa, dove lo attende un padre vedovo distrutto dal dolore e assente, che, nella mente del ragazzo, nemmeno noterà la sua assenza. Nel frattempo, il nostro protagonista vive le avventure di Atreyu, l'eroe che dovrà cercare il salvatore di Fantàsia attraverso i suoi molteplici mondi. Una storia che attirerà Bastiano più dell'immaginabile, tanto da farlo atterrare in Fantàsia, dove il rischio di perdere se stessi è più reale di quanto si pensi...

LA MIA ESPERIENZA Questo è un libro imprescindibile, ormai, dalla sua versione cinematografica, la quale ahimè ha invece allontanato molti dalla lettura del romanzo. Lo riporto con sommo dispiacere, in quanto da piccola ho amato il film e la sua indimenticabile colonna sonora, mentre ho poi appreso che proprio la pellicola ha fatto sì che molti non leggessero il libro, per la sua superficialità e sconclusionatezza. Beh, dopo aver concluso la versione cartacea de La storia Infinita, posso capire molte delle critiche mosse al film. Posso iniziare in un modo solo: il libro è tedesco, il film americano. E lo dico senza nessun snobismo, ma è indubbio che gran parte della personalità delle due culture sia filtrata nel riportare la medesima storia. Nel film si racconta solo la prima parte del romanzo, la missione di Atreyu e Fùcur, mentre la storia va avanti riportandoci l'esperienza di Bastiano dentro Fantàsia. Quindi manca un pezzo e la fine è stata pure modificata, facendo entrare Fantàsia nel mondo umano e non viceversa (non ho mai visto i seguiti, quindi non so se siano state riprese altre parti del libro). Alla fine sono rimasta sorpresa e impressionata dalla profondità di significato che si può trovare nel romanzo; è sicuramente uno di quei libri che si devono rileggere più volte, nel corso degli anni, per poter afferrare meglio i concetti filosofici che vi si nascondono. Il mondo della fantasia e dell'immaginazione viene preso a pretesto per affrontare il nostro mondo, ma in un modo così raffinato e poco scontato come si trova raramente. Bastiano deve entrare in Fantàsia per perdervisi, per allontanarsi dalla sua vita, solo per ritrovare se stesso e superare tutti i conflitti psicologici che la morte della madre, la freddezza del padre e la sua incapacità ad affrontare le difficoltà gli hanno provocato. E' un vero e proprio percorso iniziatico, al limite del comprensibile a volte, che però lo porterà a toccare i lati migliori e peggiori di sé, per ritornare nel nostro mondo cambiato, rafforzato. Un bambino nuovo che inizierà anche un nuovo rapporto col solo genitore rimastogli. 
Il mondo di Fantàsia è appunto questo, l'immaginazione libera e selvaggia, scevra da regole e logiche,  e che può essere sia buona che cattiva. L'Infanta Imperatrice è il principio che assicura l'esistenza sia del bene che del male, non giudica, ma lascia esistere, perché ci deve essere il serpente nero affinché esista il bianco nel simbolo dell'Auryn ed entrambi regolano il mondo. La scritta su Auryn, "Fa ciò che vuoi", ricorda quei principi secondo cui solo la nostra volontà vera e profonda può portarci alla felicità, ma per trovarla è necessario cadere nel buio e risollevarsi. 
E poi sì, certo, c'è il Drago della Fortuna! E tutte le creature che potete aver amato nel film! Ma sappiate questo: nel libro vi attende molto di più per sognare e anche per riflettere. 

P.s. Il mio preferito è Graogramàn! E cercate l'edizione con due colori e i capilettera decorati. Sono una delizia per gli occhi...

IN DUE PAROLE: onirico e profondo

La colonna sonora non si discute!



giovedì 28 agosto 2014

La figlia del capitano- Aleksandr Puškin




Titolo: La figlia del capitano
Autore: Aleksandr Puškin
Editore: Einaudi

Trama: un padre severo, un figlio ribelle spedito a prestare il servizio militare all'avamposto di Belogorsk, un bandito, una giovane donna contesa. Sullo sfondo di una Russia attraversata dalla rivolta cosacca di Pugačëv, tra duelli, scontri e prigionie, Aleksandr Puškin narra il contrastato amore tra due giovani, il nobile Grinëv e la dolce Maša, che per coronare il loro sogno dovranno superare innumerevoli traversie (sinossi presa dalla copertina del libro).


La mia esperienza:
 l'ho trovato molto carino. Breve, si legge in uno o due giorni, tanto da farlo cadere in quella linea sottile che divide il racconto lungo dal romanzo. L'autore usa la finzione del manoscritto ritrovato per parlare di Pugačëv ai tempi della censura dello Zar sul grande ribelle. Mi è piaciuto più di tutti proprio il personaggio del brigante, multi sfaccettato e accattivante, rude e brutale nel trattare i prigionieri, fatalista quanto basta per essere un buon russo e  anche nobile nel ricordare i propri debiti. La storia d'amore fra il protagonista e Mar'ja Ivanovna dona una dimensione in più alla trama, sebbene forse sia un po' stereotipata e prevedibile, trama che altrimenti sarebbe stata soltanto narrazione storica. Sono i personaggi che mi sono piaciuti tanto, molto caratterizzati e vivi, sicuramente catturano l'attenzione e su alcuni ne avrei voluto sapere di più, come sul dissoluto Švabrin, personaggio secondario ma intrigante. Il tutto scorre bene, non si sente il peso del tempo e per questo lo consiglierei a chi si vuole accostare alla letteratura russa, prima di affrontare i grandi tomi che possono spaventare un po'. 

In due parole: cavalleresco e avventuroso

lunedì 25 agosto 2014

Nord e Sud- Elizabeth Gaskell




Titolo Nord e Sud
Autrice Elizabeth Gaskell 
Editore Jo March


Trama: la vita di Margaret Hale scorre tranquilla nel Sud dell'Inghilterra, fra la società mondana di Londra e la pace della parrocchia del padre, un paesino in aperta campagna. La bufera arriverà con i dubbi di fede del genitore, che lo porteranno a dare le dimissioni e a spostare la famiglia a Nord, in una cittadina industriale, Milton, dove spera di fare il precettore. Margaret dovrà affrontare una nuova mentalità, nuovi ritmi di vita e parole mai sentite prima, conoscerà le prove della vita e dovrà modificare il suo pensiero, alla luce di cosa vedrà e chi frequenterà nella sua nuova città. Dentro di sé dovrà trovare la forza e il coraggio di ammettere i suoi errori e consolidare vecchi valori, per rinascere come una nuova persona.


La mia esperienza: ho seri problemi a condensare l'esperienza di lettura provata con questo libro. Una serie di aggettivi mi affollano la mente: meraviglioso, essenziale, emozionante, coinvolgente, ma non sarebbero abbastanza per raccontare il miscuglio di emozioni che questo romanzo mi ha dato. L'ho sentito fin dentro il midollo e da ora lo considero un caposaldo del mio bagaglio culturale e secondo me dovrebbe essere più conosciuto al grande pubblico.

Possiamo definirlo un romanzo di formazione, perché la protagonista, attraverso gravi vicissitudini matura e cambia la sua visione ristretta del mondo. È sicuramente una storia tragica, come gran parte dei prodotti letterari del suo periodo. È un affresco stupendo della Rivoluzione Industriale, della contrapposizione tra l'alta borghesia e il mondo degli industriali, e tra la realtà dei padroni delle fabbriche e quella degli operai, un duplice scontro sociale che viene descritto attraverso le storie personali dei personaggi. È difficile qui separare la voglia di analizzare gli aspetti sociologici dal fare una recensione come mio solito, in cui descrivo più quello che un libro mi ha dato da un punto di vista emotivo. Perché alla fine mi sono sentita molto arricchita, come se avessi viaggiato indietro nel tempo e avessi visto un pezzetto di quel periodo storico, ampliando la mia visione della storia e del commercio. Comunque non è solo questo: è il ritratto sentimentale di una giovane donna, alle prese con i dolori della vita, l'amore, le incomprensioni sentimentali, l'orgoglio e il pregiudizio, la vanità e l'umiltà. Oh, questo libro è sicuramente tante cose!

Mi ha lasciato stravolta perché ho rivisto un po' la storia della mia città, una volta centro manifatturiero tessile come Milton e più volte ho avuto le lacrime agli occhi. Per le similitudini, per quello che una tempo era ed ora non più, per come pensavamo in passato. Ho amato Milton per tutto questo, intensamente ed inaspettatamente anche, dato che sono estimatrice da sempre della campagna inglese e sogno un cottage nei Cotswolds (come Agatha Raisin!). Ma l'amore arriva così, quando e come meno te l'aspetti! E mi sono ritrovata ad emozionarmi per la vivacità di quelle strade, per gli scioperi e il mondo di padroni (come ancora diciamo qui) e operai, per la voglia di fare, per l'ingegno che mai riposa e che un tempo animava anche i miei concittadini. Non è soltanto questa analogia che mi ha stregato, anche quella visione di un mondo sull'orlo del cambiamento e della scelta che ciclicamente ci viene posta: cambiare o scomparire. Per la Gaskell la soluzione è l'incontro di visioni e valori, due mentalità che si devono fondere e crearne una nuova, simbolicamente rappresentata dalla nuova Margaret e dal nuovo Thornton.

Io lo consiglio e stra consiglio, lo porterei in tutte le scuole delle città in cui si trovano situazioni di crisi economica profonda, perché credo fermamente che possa portare un po' più di consapevolezza e magari anche speranza. Ritengo la figura di Thornton estremamente positiva e un possibile modello di ispirazione ancora oggi, con quei suoi vecchi, solidi valori ma anche l'ingegno e la voglia di emergere, la "fame" di soldi, che però non lo porta a scordarsi le sue origini, la speranza quando tutto è perduto, la nobiltà d'animo con cui affronta i problemi. Se i libri possono curare l'anima, questo può essere un gran dottore, in questo periodo storico.

(Unica nota dolente di cui avevo parlato anche su Facebook: personalmente, non approvo la linea adottata per la traduzione, troppo familiarizzante. Questa scelta, dichiarata nell'introduzione, di "ammodernare" la punteggiatura e la sintassi, secondo me, toglie un bel po' del fascino della letteratura di periodo. Per gli amanti, potrebbe essere una delusione, per un pubblico più ampio forse va bene, penso ai ragazzi nelle scuole. Comunque, non concordo, nel mio essere nessuno. Buone le note a piè di pagina, a volte essenziali per i mille rimandi che la Gaskell fa alla cultura anglicana e al Vecchio Testamento. La carta è sempre quella ottima della Jo March.)

In due parole: storico e attuale (ma quante ancora me ne verrebbero in mente!)

giovedì 14 agosto 2014

Borgo Propizio- Loredana Limone

Titolo: Borgo Propizio
Autrice: Loredana Limone
Editore: Guanda/ Tea


Trama: un paesino quasi fantasma, con uno spettro vero che lo anima nelle notti di luna piena, suscitando le superstizioni degli abitanti; una bottega maledetta che viene ristrutturata per farne un misterioso negozio nuovo, una zitella ancora piacente, un operaio dai mille volti, l'amore che viene e che va, un gioiello ritrovato... Borgo Propizio è tutto tranne che un paese morto! Le storie dei suoi uomini e delle sue donne danno vita a un romanzo corale, pastorale e divertente, dai toni leggeri e sfumati di rosa e giallo.

La mia esperienza: prima di tutto, devo dire di aver comprato il libro alla vigilia delle ferie, per avere una "lettura da spiaggia". Non me ne voglia l'autrice, ma se si va a rileggere cosa scelsi l'anno scorso, si può ben capire che tipo di libri mi vado a prendere per l'estate. Li definirei di "evasione", o sperimentali. Questo doveva tirarmi su, poichè l'ho comprato la settimana in cui la mia libreria di fiducia ha chiuso... Ma l'ho letto solo dopo, in ferie. E devo dire che non mi ha deluso affatto! Un libro composto da mille storie, per lo più d'amore, contornate con un gusto (e talento) gastronomico, tanta ironia e voglia di intrattenere. Niente sdolcinatezze, semmai una tenerezza materna per i personaggi che tocca il cuore di ognuno, facendoci commuovere fra una risata e l'altra. Lo accosterei allo splendido Chocolat, ma con toni più leggeri, da provincia italiana, in cui tutti ci possiamo rivedere. Un mistero sullo sfondo che si sfuma nel rosa, un pretesto per raccontare come la vita dovrebbe andare. Almeno ogni tanto.

In due parole: leggero e gustoso

sabato 26 luglio 2014

La primavera di Cosroe- Pietro Citati



Titolo La primavera di Cosroe
Autore Pietro Citati
Edizione Adelphi

Trama: la storia della civiltà iranica attraverso gli occhi poetici e appassionati di Citati. Un percorso cronologico che, attraverso episodi e personaggi storici selezionati dall'autore, ci svela i segreti di una delle civiltà più grandi del mondo, arrivata da anonimi e freddi paesaggi fino a dominare l'Oriente vicino e più lontano, una cultura raffinata e crudele allo stesso tempo, un mito incarnato che si ripete nei secoli.

La mia esperienza: sinceramente, nella mia immensa ignoranza, non conoscevo Pietro Citati. Sono dovuta ricorrere a Wikipedia per scoprirlo, e vi consiglio di fare lo stesso. Anzi, ve lo linko qui, così non ci sono scuse. D'ora in avanti tutti dovranno sapere chi è questo grandissimo uomo che ha scritto uno dei libri che più mi ha incantato quest'anno. Sissignori, questo libro entra nella categoria "aspirante libro dell'anno" per il 2014. E perché vi chiederete, ma sopratutto perché un saggio. I saggi sono noiosi, si studiano per gli esami e basta. Beh, se siete in carenza di un'ottima scrittura, narrativa scorrevole, accuratezza e ricerca storica, linguaggio poetico capace di catapultarvi nella storia... Dovete leggere questo libro! Non solo scorre meglio di un romanzo, ma mi ha entusiasmato molto più di qualsiasi fiction letta quest'anno. Citati riesce a far rivivere la Storia con una familiarità e intimità inaudite, sentirete i miti incarnati di Cosroe, Ardashir, Ahura Mazda; vi trasporterà lontano, l'autore, lassù sui picchi delle montagne sacre, ascolterete i miti, i musicisti, le profezie, preparerete i rituali con i sacerdoti e non vi annoierete un minuto. Solo due capitoli della terza parte mi hanno preso meno, sono quelli sui mistici islamici. Ho trovato il tutto un po' astratto, ma ovviamente lo è, trattandosi della ricerca di Dio. Insomma, in ogni caso un'esperienza di lettura!
Un solo rimpianto, averlo cominciato in treno... Sono dovuta tornare indietro a rileggere molti capitoli a causa delle interruzioni... Concedetegli le vostre pause e il libro vi renderà indietro molto più del vostro tempo. 

In due parole: esotico e lirico

giovedì 5 giugno 2014

Jane Austen- i luoghi e gli amici- Constance Hill



TITOLO Jane Austen- i luoghi e gli amici
AUTRICE Constance Hill
EDIZIONI Jo March

LA MIA ESPERIENZA: Immaginate di arrivare in Inghilterra, noleggiare una vettura e iniziare ad esplorare i luoghi in cui Jane Austen ha vissuto. Libri dell'autrice sotto braccio, pensate di riuscire a comparare le descrizioni dei romanzi con i paesaggi che avete davanti. Biografie alla mano, passeggiate nelle stesse stanze, lungo gli stesso sentieri. Un sogno per ogni Janeite. Questo libro è proprio ciò che avete appena letto: due Janeites di inizio ventesimo secolo affrontano il viaggio sulle orme della loro scrittrice preferita, creando un ritratto che attinge alla biografia, alle lettere edite così come al materiale inedito che sono riuscite a scoprire e a vedere. Ho amato profondamente questo libro in Austenland, che mi ha rivelato, confermato come l'ambiente intorno all'autrice, cioè le persone, le città e la natura, fosse fondamentale per capire a fondo la sua opera. Vi sembrerà di conoscerla ancora meglio dopo averlo letto e di esserci stati per davvero. 
A dire la verità un pensierino ce l'ho fatto, ad andare in pellegrinaggio negli stessi luoghi e chissà che non ci riesca! Un secolo però cambia tante cose, sopratutto il ventesimo che ha portato più cambiamenti di tutti i secoli precedenti, per cui credo che ciò che ci aspetterebbe oggi sarebbe molto diverso. Innanzitutto i Jane Austen Museums sparsi un po' dovunque, che rendono tutto più facile, ma al contempo meno avventuroso. Quello che ho apprezzato di più di questo libro è invece il tono pionieristico: le sorelle Hill trovavano i nuovi occupanti delle case, bussavano alla loro porta chiedendo di vedere le stanze dell'autrice, parlavano con i discendenti di chi l'aveva conosciuta e così via. Tutto questo ha contribuito a farmi sognare e spero che faccia lo stesso effetto anche a voi.
Due parole sull'edizione: molto buona, ottima carta e carattere, pochissimi refusi (e alcuni non sono neanche sicura che lo siano). La qualità delle illustrazioni invece l'ho trovata inferiore al resto. Peccato per la distribuzione ridotta all'essenziale. Io l'ho comprato a Torino, ma si può ordinare dal sito (jomarch)

In due parole: Inghilterra del Sud, Jane Austen... c'è bisogno di aggiungere altro?