lunedì 9 dicembre 2013

Consigli per gli acquisti

"Scusi, sto facendo un regalo divertente a mia nipote, mi servirebbe un libro comico..."

"Sto cercando l'ultimo della Parodi"

"Sto cercando un libro che dica questo e questo..."

"L'ultimo di Fabio Volo, ma non è per me, me l'hanno chiesto. Com'è?"

Etc etc. 

Quando passo dai cugini librai in questo periodo, mi prende sempre un gran prurito. Alle mani, alla lingua... Cerco di star zitta, che mica è il mio lavoro vendere libri, ma mi verrebbe una gran voglia di dire la mia. Che poi io fallirei in due minuti netti, questo è altro conto. Ammiro tanto la pazienza dei cugini, ma soprattutto la voglia di leggersi delle boiate immani per poter dire la loro opinione anche sull'ultimo peto cartaceo del momento. 

Quindi, dato che qui non devo vendere nulla, traendo spunto dalle letture fatte in quest'anno, vi presento la mia personalissima lista dei libri per i regali di Natale (rullo di tamburi...).

- L'amorosa figura  (Roberto Piumini, narrativa Skira, euro 12,00, pagine 74). Piccolo, gradevole, scritto grande, con una bella grafica. Per: storici dell'arte, amiche romantiche anche con poca passione per la lettura, amici/e poeti, abitanti di Prato e Firenze;

- L'imprevedibile viaggio di Harold Fry (Rachel Joyce, Sperling & Kupfer, 310 pagine, euro 17,90 ). Per persone che hanno perso la speranza, amanti del trekking, amanti dell'Inghilterra, amanti delle piccole cose e dei libri introspettivi;

- Il mio nome è Nessuno (Il giuramento e Il ritorno) di Valerio Massimo Manfredi (Mondadori, copertina rigida o morbida, diversi prezzi, il secondo volume è pure a sconto nelle librerie Mondadori). Per gli amanti dei kolossal, per chi vuole avere sempre IL libro dell'anno, per amanti della mitologia e cultura greca, a chi ancora sbava sul culo di Brad Pitt in Troy;

- Anna Karenina (Lev Tolstoj, varie edizioni). Alle adolescenti che amano leggere e ancora non sanno cosa sono i grandi libri classici, a chi ama i classici e questo gli manca, a chi ama le grandi storie ottocentesche;

- Scritte (Fabio Ricci, 0111 edizioni, euro 13,20, pagine 156) Adolescenti in cerca di emozioni forti, a chi ama horror e splatter, per dimostrare a chi legge spazzatura che si può scrivere bene e far venire gli incubi allo stesso tempo;

- La piena (Mikael Niemi, Iperborea, euro 16,50, pagine 334) A chi legge soprattutto d'azione, a chi guarda i film catastrofici, ma anche per chi ama i romanzi collettivi e legge volentieri "le vite degli altri";

- Argento Vivo (Marco Malvaldi, Sellerio, euro 14, pagine 288) E che ve lo dico a fare? Ve ne avranno già parlato tutti, compresi i librai. In più ci metto: regalatelo a chi vuole sorridere un po';

- Una solitudine troppo rumorosa (Bohumil Hrabal, Einaudi, euro 9,50, pagine 117) Questo è l'unico libro che non ho recensito sul blog. Principalmente perchè credo di averne capito il 30%, ma se avete nella lista: filosofi, persone molto "strutte" (o istruite per i non toscani), poeti, amanti dei giochi di parole e della lingua in generale, è il regalo che fa per loro!

Questi i libri che hanno resistito al vaglio "regalo di natale", ma se leggete le mie recensioni ne troverete altri sicuramente adatti ad amiche/madri/suoceri/fratelli etc etc

Fatemi sapere la vostra opinione e se questa lista vi ha aiutato negli acquisti!

Vi lascio con una canzone che normalmente odio (in questi giorni mi "perseguita" in ogni negozio) ma che ho trovato in una versione che amo di più!! Buon inizio feste di Natale!!!




martedì 3 dicembre 2013

L'amorosa figura- Roberto Piumini



TITOLO: L'amorosa figura
AUTORE: Roberto Piumini
EDIZIONI: Skira - NarrativaSkira

TRAMA:  Frate di dubbia condotta, amante delle donne, artista di fama, Filippo Lippi giunge a lavorare nel convento di Santa Margherita a Prato, dove incontra la giovane e bellissima suor Marta, al secolo Lucrezia Buti, fattasi monaca per decisione del fratello, ricco mercante fiorentino. Con lei Filippo sarebbe poi fuggito, e da quell'unione avrebbe avuto il figlio Filippino, a sua volta celebre pittore. Allegro giocoliere di parole, Roberto Piumini racconta con grazia, leggerezza e fine ironia una storia d'amore: amore per la pittura (e per la scrittura) prima ancora che per la bellezza. (tratto da www.ibs.it)

LA MIA OPINIONE: Il sottotitolo di questo post potrebbe essere "Una recensione inaspettata". Ho preso questo libro per lavoro, non lo avevo neanche messo tra le letture in corso nei post passati, in quanto pensavo fosse una lettura per me "didattica", mentre sul blog amo parlare dei libri che leggo per diletto. E invece questo librettino di 80 pagine mi ha profondamente colpito. Il tema è di per sé accattivante, una delle storie romantiche più belle legate all'arte del nostro Rinascimento, quello fra due anime che più separate non si potrebbe immaginare, un frate e una suora che scoprono l'Amore e affrontano pericoli di ogni sorta pur di stare insieme. Una coppia che influenzerà moltissimo tutta l'arte rinascimentale, in quanto Lucrezia sarà la modella preferita dei migliori quadri di Filippo, a sua volta maestro di Botticelli... Insomma, una di quelle storie a cui Titanic farebbe un baffo. Lo stile di Roberto Piumini mi ha sorpreso tantissimo, un bell'uso della lingua che si va a piegare e modellare per seguire i balzi del cuore e le sfumature dell'amore. La scena della seduzione di Lucrezia, che per voti non può né parlare né ascoltare un uomo, varrebbe un film di per sé, tanto è sensuale e struggente, tanto vi tiene col fiato sospeso... Un librettino con un bello stile grafico anche, da tenere in bella mostra nella libreria e da rileggere ogni tanto per farsi cullare dalla poesia di scrittura e pittura fuse insieme. Un ottimo regalo di Natale anche, per gli amanti dell'arte o delle storie d'amore.


IN DUE PAROLE: sensualità e romanticismo

martedì 26 novembre 2013

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry- Rachel Joyce





TITOLO L'imprevedibile viaggio di Harold Fry
AUTRICE Rachel Joyce
EDIZIONI Sperling & Kupfer

TRAMA Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e con sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell'Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza e la forza del suo ottimismo. (tratto da: Sperling & Kupfer)

LA MIA OPINIONE: Questo libro è entrato in sordina nella mia libreria, preso in virtù di uno sconto 25% e consigliato dal libraio di fiducia. Mi ispirava la trama ma ero titubante, temevo "l'effetto Burattinaio" e invece ho trovato uno di quei libri che resterà sempre sullo scaffale dei preferiti, che regalerò, che presterò perché questo romanzo va letto. Il viaggio di Harold vi entrerà dentro e toccherà corde profonde, regalandovi momenti di intense emozioni, senza violentarvi. Quando ho visto questo libro, mi sono incuriosita soprattutto per l'ambientazione: l'Inghilterra, la mia seconda casa. La trama dice subito che il protagonista viaggerà a piedi per tutta la parte inglese del Regno Unito, quindi era perfetto per rivivere quei posti che mi rubarono il cuore anni fa e che ancora lo tengono in ostaggio. L'idea di leggerne la descrizione per me già valeva il prezzo del libro. Invece, tutto passa in secondo piano via via che si conosce Harold. Un personaggio ad alto indice di identificazione, non importa che siate uomini o donne, giovani o vecchi, la vita di Harold può essere interessante e avvincente per ognuno di noi. Una vita media, con dolori e gioie, senza grandi avvenimenti (tranne uno, ma non dico niente anche se secondo me si capisce bene fin dall'inizio). Harold cammina, come si legge nella trama, per una sorta di promessa che gli sale dal cuore, per ricambiare una amica che aveva sepolto nella memoria, ma il viaggio (o pellegrinaggio come dice il titolo originale) si rivelerà un'ottima occasione per analizzare la propria vita. Passo dopo passo, i ricordi saliranno a galla e Harold, senza più difese o barriere, dovrà affrontarli. E mentre viaggia, incontra persone che gli si aprono proprio per questo suo essere di passaggio, senza paura di venir giudicate, spezzoni di vita che entrano nel suo cosmo solo per un'ora o un giorno. Alcune riceveranno del bene da lui, altre lo faranno al protagonista. Ma non è la sagra dei buoni sentimenti ("l'effetto Piccolo Burattinaio di Varsavia" appunto), statene certi, si tratta di un'esperienza che a volte è capitata anche a me: quei rari momenti in cui ti apri al mondo e scopri che non sempre tutto è male, ma che si può anche aver fiducia negli altri. Harold conoscerà persone per poche ore o giorni, queste finestre aperte sulle vite degli altri lo aiuteranno ad aprirne altre rivolte all'interno della propria, per capire, perdonare e chiedere perdono. Harold conoscerà anche cosa significa essere fenomeni al tempo di Internet, i lati peggiori dei social media e capirà quanta gente al mondo sia alla ricerca di un qualcosa, una guida, un'idea.
Sarà che amo camminare, sarà che l'autrice riesce a rendere così bene l'esperienza di mettere un passo dopo l'altro e come questo semplice movimento, che impariamo a pochi mesi, sia ottimo per ripescare pensieri, che salgono e scemano, che ritornano a galla a volte anche senza parole ma con sensazioni, canzoni, emozioni indefinite. Sarà per tutto questo che ho trovato questo libro emozionante, ma sono sicura che tutti potrebbero trovare un motivo per apprezzare questo libro.

IN DUE PAROLE: toccante, delicato

******EDIT**********
Mi sono dimenticata di far notare alcune imperfezioni nella traduzione. Ora, è una mia fissazione, ma secondo me in un libro come questo bisognerebbe un po' fare ricerca sui luoghi che il protagonista attraversa. Ho notato un po' di fretta nella traduzione dei toponimi, come il "Glastonbury Tor", cosa che sicuramente direbbe un inglese in riferimento alla famosa torre (Tor) sulla collina di Glastonbury, ma che vedrei meglio tradotta come "il Tor di G." Infatti, un anno fa anche La lettrice rampante aveva fatto notare la presenza di calchi nella sua recensione.

mercoledì 20 novembre 2013

Aggiornamento sulle letture in corso

Ciao a tutti,
dato che ho mille letture in corso e prima che riesca a scrivere una nuova recensione passeranno giorni, ho deciso di anticiparvi quello che penso su ciò che sto leggendo. Se mi leggete su Facebook, avrete già avuto un assaggio di ciò che sto per dire.
Bene, vorrei spendere due parole sulle antologie di racconti che ho fra le mani.

Pendolibro: parto sottolineando che era gratis. E lo ripeto a mio vantaggio. Per ora ho salvato soltanto pochi racconti, gli altri per me sono veramente banali o inconsistenti. Davvero, per racconto io intendo che ci sia almeno una trama, un inizio, uno svolgimento e una fine, non due paragrafi di descrizione della tua giornata, senza capo né coda... Ce ne vogliamo mettere uno? Va bene. Ma solo uno, per carità! Per non parlare di quelli "sperimentali" in cui invece di leggere un racconto ti sembra di osservare un quadro futurista, con tanto di abbondante uso di onomatopeiche. Questione di gusti, di certo io non sono un'amante di questi esperimenti, mi piace la buona vecchia classica sintassi e il buon uso della lingua italiana. In positivo invece, ce n'è uno che mi ha colpito tantissimo e nella recensione scriverò di questo, nella speranza che qualcuno di importante lo legga, perché per me sarebbe la sceneggiatura di un corto fantastico. 

Antologie del Trofeo RiLL: tutta un'altra storia. Già dal primo racconto ho capito l'altissimo livello di questo trofeo, che conosco da un decennio circa, ma senza averne letto le antologie. E ora capisco perché sia patrocinato dal Lucca Comics & Games. In manifestazione c'era una super promozione (ho preso 4 libri a 10 euro!), ma consiglio vivamente a tutti gli amanti del fantastico di procurarsi queste raccolte. Sono veramente di ottima qualità e spero che alcuni di questi autori siano poi stati notati dalle case editrici, in quanto valgono assolutamente lo sforzo economico.

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry: bellissimo! Mi sta piacendo un sacco! E' una descrizione del paese che più amo al mondo, l'Inghilterra, quindi diciamo che gioca in casa, ma penso che possa piacere anche ai meno anglofili, in quanto il cammino, o pellegrinaggio come dice il titolo originale, è un modo per analizzare una vita intera.

La schiuma dei giorni: nota dolente... L'ho lasciato lì per un po' e credo che rimarrà nello scaffale degli "a metà"... Ritengo che abbia uno stile particolarissimo, solo che non è il mio e non mi prende.

Il mio nome è Nessuno- il ritorno: inutile anche dire quanto mi piaccia. Come il precedente, è il libro "da degustazione", da leggere un capitolo al giorno.

A presto e buona lettura a tutti!!

venerdì 15 novembre 2013

Il mio nome è Nessuno- il giuramento (Valerio Massimo Manfredi)






Titolo: Il mio nome è Nessuno- il giuramento
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Casa editrice: Mondadori


LA TRAMA: 
Ulisse, Odysseo, Nessuno: l'uomo dal multiforme ingegno, il mito che solca i mari, l'eroe più formidabile e moderno di tutti i tempi è qui, in queste pagine. E ci parla in prima persona, raccontandosi con tutta l'umanità e il coraggio che lo hanno reso, lungo ventisette secoli, più immortale di un dio. Questo romanzo, primo di due volumi, segue Odysseo fino alla resa di Troia, grandiosa e terribile. Prima ancora che inizi il nòstos - lo straordinario viaggio di ritorno - l'avventura è costellata di incontri folgoranti, segnata da crisi profonde, dominata dall'intelligenza e dall'ardimento di un uomo capace, passo dopo passo, di farsi eroe. Attorno a lui, un intero universo brulicante di uomini, donne, imprese gloriose o sventurate. Una storia incalzante come i tamburi di guerra, tempestosa come il mare scatenato da Poseidone, piena di poesia come il canto delle Sirene. (tratto da: www.librimondadori.it)


LA MIA OPINIONE: Ho comprato il libro per amore della storia. Non avevo mai letto nulla di Manfredi prima e quindi per me era un illustre signor Nessuno (ironia della sorte!) di cui avevo visto il volto in tv e di cui conoscevo l'esistenza. Ma Ulisse era Ulisse, l'amore della mia infanzia, uno dei primissimi libri scelti di mia spontanea volontà in terza o quarta elementare e che lessi nel giro di un soggiorno al mare a Cattolica. Sì, i delfini, sì i gelati (ero comunque una bambina normale), ma vivere un po' di Odissea ogni sera rendeva tutto più bello. Non sono mai stata una lettrice veloce, i libri in genere li gusto, soprattutto se mi piacciono, cerco di farmeli durare. E infatti neanche questa versione di Ulisse è stata divorata, ma mi ha tenuto compagnia per ben un mese. Nel frattempo ho letto altro, ma ogni sera un capitolo de Il mio nome è Nessuno mi faceva compagnia, come novella della buona notte, lettura rassicurante in cui ritrovare amici di vecchia data. Tutto questo fino allo sbarco a Ilio, quando invece sono rimasta attaccata alle pagine, immersa fra gli eroi e piangendo Aias, Achille ed Ettore, odiando Paride ed Elena la cagna.
Prima di tutto, mi è piaciuto? Un sacco! Il mio amore smisurato per la mitologia greca si è unito alla nuova passione per uno scrittore che ha uno stile divino, che sa farti calare nel mondo e nella mentalità dell'epoca, che non sbaglia una virgola, in ogni senso, e che è capace di prendere una storia "vecchiotta" e renderla nuova, appassionante. Che ha fatto il signor Manfredi? Si è attenuto alla versione omerica, senza modernizzare la visione delle cose, del mito, facendo ragionare Ulisse come avrebbe fatto un uomo dell'epoca sua. Nessuna pietas cristiana, nessun razionalismo moderno, il mito si vive così come lo si sente raccontare e le domande che pur Odysseo si pone ("Dove è andata Alcesti?") non hanno e non possono avere risposta. Gli Dei vivono fra gli uomini, si incarnano, appaiono, sussurrano nel vento e tutto questo è normale. Gli eroi diventano tali con la loro vita, le armi di Achille appaiono dal mare, ma chi è la madre di Achille? Una dea o un fantasma? Questa versione del mito omerico mi ha ricordato, seppur con molte differenze, la scelta alla base de "La torcia" di Marion Zimmer Bradley, uno dei miei libri preferiti di sempre, dove anche lì l'elemento divino entra in contatto spesso e volentieri con la sfera umana, intervenendo e modificando il corso degli eventi. 
La seconda parte che riguarda l'assedio di Ilio l'ho trovata piuttosto breve. Avrei voluto magari cento pagine in più per poter gustare meglio alcuni eventi che invece scorrono quasi in sottotono: la morte di Ettore, quella di Achille, il cavallo. Non so spiegarmi come mai questi eventi siano stati quasi "trascurati". Per i primi due forse il motivo è che Ulisse racconta la sua visione e non essendo in prima linea li racconta così come li vive. Ma la conquista di Troia... Non so, spero sia stata una scelta dell'autore e non dell'editore. Se così fosse, se la cattivissima Mondadori avesse detto "Il libro è troppo lungo, pensi di essere Tolkien??", shame on you Mondadori! Gli amanti delle storie amano sentirle tutte! Se invece fosse una scelta stilistica, vorrei chiederne all'autore il motivo. Signor Manfredi, accetta un invito a cena? Mio marito fa una carbonara coi fiocchi!

IN DUE PAROLE: divino ed eroico

domenica 3 novembre 2013

Lucca Comics & Games 2013: libri

Ecco i miei acquisti librosi di questo Lucca:


Come potete intuire, sono andata su scelte un po' diverse da quello che ci si può aspettare da una fiera così. Ho preferito case editrici indipendenti e, siccome non amo molto queste ultime tendenze di Urban Fantasy e Young Adult, ho scelto queste antologie del trofeo Rill. Tema: il fantastico in senso lato. Ci ho provato, davvero, ma proprio non ce la faccio... Mi sembran tutte uguali queste trame...

E poi c'è il regalo per mia nipote: ci siamo appassionate a Mia&me e un regalino mi pareva d'obbligo! È troppo bello correre insieme sul divano per poter (ri)vedere la puntata insieme... Diciamo che la nipote è un pretesto!! L'anno prossimo vorrei portare pure lei, magari al Lucca Junior a pasticciare un po'!

Infine, l'Associazione Culturale Selected Self Publishing mi ha dato del materiale sui loro libri che visioneró presto. Devo dire che mettere una ragazza vestita da Lupo Cattivo è stata un'idea troppo simpatica!

sabato 2 novembre 2013

Valerio Massimo Manfredi a Lucca Comics & Games 2013

Oggi sono andata, giàgiàgià, all'incontro di Valerio Massimo Manfredi all'interno di Lucca Comics & Games 2013. Nonostante la pioggia, la città era come al solito ripiena di cosplayer e nerd, quindi il pubblico non è mancato. L'intervento del Valerione nazionale si è svolto all'interno del bellissimo auditorium di San Romano, che finalmente sono riuscita a vedere, in quanto quasi sempre chiuso. Ecco una foto della chiesa una mezzoretta prima dell'inizio. Ho apprezzato molto l'uso della luce blu, a mio avviso molto intellettuale ed evocativa, quasi in tema per un libro che si svolge più che altro in mare.


Il canuto cantore si è presentato puntualissimo alle 14, senza fastidiosi ritardi né divismi (la macchina organizzativa è portentosa, ma a volte i ritardi si accumulano e ahìnoi). E' arrivato così, alla zitta e all'improvviso, senza tante attese né applausi di incoraggiamento. Ce lo siamo trovati sul palco e io, che tanto per cambiare parlavo, non me ne sono manco accorta dapprima.


Una breve, brevissima presentazione da parte dell'organizzazione e via, un'ora di monologo. Il Valerione era così come lo vedete, davanti al palco, in un overall nero molto intellettuale e con aria da consumato attore teatrale (e capacità anche), ci ha trasportati nel suo mondo, nella sua Odissea.


Dapprima ha affrontato un po' i perché e i per come si scrive ancora oggi questa storia un po' datata ("Non c'è altra storia all'infuori di Ulisse") e con un italiano bellissimo ci ha incantati, tanto che neanche per un secondo mi sono distratta a pensare ad altro. Devo dire che ho sentito una punta di autocompiacimento, ma se non ce l'ha lui, chi deve avercela? Insomma, non mi ha infastidito, a volte la falsa modestia è peggio.

Il narratore, con fare da aedo, mi ha trasportato con sé in quel mondo fatto di déi e guerrieri, sono stata fra le rovine di Ilio (" [...] perché Troia brucia. Sempre."), fra le cosce di Calypso, ho combattuto Scilla e Cariddi, ho pianto per Penelope, ho visto il "fondo nudo del mare" e mi sono attaccata a quell'albero di fico lì per non cadere dentro il maelstroem. Ho arringato la folla dopo aver sconfitto i Proci e ho seppellito Argo. Lettura questa straziante, che mi ha commosso fino alle lacrime. Ho rivissuto e riscoperto una storia che mi porto dentro fin dalla più tenera infanzia e che ho ritrovato, come un caro amico, di quelli che si danno un po' per scontati, ma che ci accompagnano per tutta la vita...

E mentre ero ancora immersa in questo sogno di luce blu, ecco che la fila per gli autografi si era già formata! Un brusco risveglio e un salto, hop, sopra le persone rimaste sedute, per mettersi in coda. Veramente veloce e impersonale devo dire, in quanto si giocava a risparmiare anche due secondi a persona ("Perché tutto conta", come mi ha detto uno dello staff), ma alla fine il mio librino firmato l'ho avuto. 

Ed ecco la prova provata:

Insomma, bella esperienza. Complimenti al Valerione, all'organizzazione svizzera e grazie alle Muse che ci hanno ispirato un'altra volta...

domenica 27 ottobre 2013

Pendolibro 2013

Salve a tutti, 
felice domenica questa, che ci regala un'ora di sonno in più. Infatti, Gatto non ha sentito ragioni e, volenti o nolenti, ci siamo svegliati alla solita ora (divenuta le 5) per il cibo. Che poi siamo tornati a letto tutti e tre a ronfare è un'altra storia, in ogni caso alle 9 eravamo sveglissimi e dopo i rituali domenicali (colazione in centro e Messa), ho avuto anche il tempo di scaricarmi un altro e-book e di scrivere questo articolo. Adoro il ritorno all'ora solare!
L'e-book che ho preso è gratuito e scaricabile QUI in formato e-pub. Molto semplice da fare: si clicca sul link e si inserisce nella cartella di lettura dell'e-book reader. Si tratta di una raccolta di racconti, a quanto ho capito scritti da emergenti, amatoriali o comunque non professionisti della penna (eccetto uno, Paolo di Paolo) accomunati da una cosa: il pendolarismo. E potevo forse io non leggere un libro del genere? 
No infatti, quindi al primo momento utile l'ho scaricato.



Trovo questa idea molto carina di partenza, quindi sono incuriosita e impaziente di leggerlo. A breve, qui e su Facebook vi aggiornerò della lettura. E' stato promosso e ideato dal social book magazine Libreriamo, una piattaforma interessante che consiglio a tutti gli amanti della lettura. Ci sono regolarmente news, articoli, e recensioni e un buon punto di vista.

Buona lettura e buona domenica!

venerdì 25 ottobre 2013

Argento Vivo- Marco Malvaldi



TITOLO Argento Vivo
AUTORE Marco Malvaldi
EDIZIONE Sellerio


TRAMA: C’è una rapina nella casa di uno scrittore molto noto; col bottino, sparisce il computer in cui è salvato il suo ultimo romanzo non ancora consegnato alla casa editrice e incautamente non conservato in altro modo. Da questo momento il file comincia a scivolare come argento vivo sul piano accidentato della sua avventura, e si insinua, imprendibile e vivificante come il metallo liquido degli alchimisti, nel tran tran quotidiano dei tanti e diversi protagonisti. Ognuno dei quali sarebbe per sorte lontanissimo dagli altri, ma si trova coinvolto occasionalmente a causa della deviazione che quel manoscritto ha impresso nella sua esistenza. Il grande scrittore e la moglie; il giovane ingegnere a tempo determinato che lotta con la vita insieme alla affannata compagna; la bella agente di polizia, che conduce l’indagine in competizione con il laido superiore; la banda dei balordi; il tecnico appena disoccupato che c’è capitato per caso; il vecchio editore e la giovane editor. Questa varietà di personaggi, con i loro pezzi di vita, l’autore muove intorno alle eventualità aperte dallo svolgersi dell’inchiesta di polizia, su cui a loro volta gli individui incidono inconsapevoli con le scelte che fanno, creando una commedia degli incroci della vita. (tratto da Sellerio)



LA MIA OPINIONE: sapete cosa odio nei gialli? Ma anche nei thriller? Il tono da investigatore/poliziotto maledetto, con una sigaretta sempre in bocca, gli alimenti da pagare alla ex moglie e uno studio/appartamento in perenne soqquadro... Insomma avete capito, quel tono lì. Ma per fortuna che c'è Malvaldi, che quel tono lì non sa neanche cos'è e ci lascia sempre col sorriso, pagina dopo pagina. Non perché scriva di personaggi comici, ma perché si tratta di personaggi tanto normali che, guarda un po', sono proprio come noi. E diciamocelo: ci piace sapere che anche la nostra vita può finire tra le pagine di un romanzo.

Sarò sincera con voi, Malvaldi mi piaciucchiava, ma non mi ha mai esaltato prima. Ovvero, il primo libro del BarLume mi ha fatto venire il singhiozzo dal ridere, tanto che Marito si lamentava che lo svegliavo; il secondo ok, il terzo l'ho trovato una ripetizione degli stessi schemi narrativi, tanto che non ho mai letto il quarto. Ebbene, sono molto, ma molto contenta di aver letto Argento Vivo e sono molto molto felice che abbia lasciato da parte il gruppetto (seppur spassoso) dei vecchietti per poter affrontare nuove tematiche. Oddio, un barista c'è sempre ed è, come al solito, fantastico. Anche se io vorrei trovarne uno così, sopratutto nelle mattine no. Chissà, forse sono un prodotto tipico pisano e non li esportano...

Cosa si legge con questo libro? Un giallo che non è un giallo, perché in realtà lo sappiamo fin dall'inizio chi ha fatto cosa, seguiamo semplicemente la poliziotta nelle indagini, in una commedia degli equivoci che vede tutto, in apparenza così semplice, complicarsi passo passo. Fino all'arrovogliamento totale globbale (come direbbe Caccamo). Una sfilata di umanità che non può non coinvolgere e appassionare. Ho trovato Malvaldi cresciuto e maturato e la complessità della trama lo dimostra. Questo libro mi è veramente piaciuto, tanto che ho scritto la recensione in anticipo (ma l'ho postata solo a lettura ultimata!). E si sa, le mani prudono quando un romanzo è piaciuto molto, o per niente. Questa volta si tratta della prima!



IN DUE PAROLE: spassoso, un buon amico per i viaggi in treno.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il pendolo del lettore

Salve a tutti,
oggi vorrei parlare di uno stile di vita che mi è ormai ahimè familiare da 13 anni, ovvero quello del pendolare. Una vita costellata di ritardi, scioperi, cancellazioni, incendi, alluvioni, incidenti, suicidi sui binari e chi più ne ha, più ne metta. Ogni mattina ci svegliamo con l'ansiolitico pensiero "Sarà puntuale oggi?" (sto parlando dei tempi ante quem ProntoTreno, quegli anni oscuri che erano il primo decennio del Duemila), terrorizzati di fare tardi all'esame, al colloquio di lavoro (che poi a volte ti scartano proprio per il tuo essere un umano in movimento), all'incontro con i clienti e così via. Non voglio pensare alle rughe che accumulo ogni giorno, ai biglietti del bus sempre nel portafoglio (perché alla peggio ti infili nel traffico dell'ora di punta, sapendo che ci metterai solo un'ora e mezzo per fare 20 km), al treno delle 8,03 che sembra sempre più un carro bestiame a inizio anno accademico, a quello delle 18,38 che carro bestiame lo è sempre, tutto l'anno... Insomma, questo articoletto non riguarderà tanto le gioie di questa vita dinamica e sportiva, ma il lato che più o meno ci accompagna un po' tutti, noi martiri del rito quotidiano del treno, ovvero la lettura.

Non iniziai subito a essere un pendolare. Mi ci volle un po'. Perché non basta prendere il treno tutti i giorni per andare all'Università per essere definito tale. Il pendolarismo è uno stile di vita, una fede. Il Vero Pendolare sa tutto di tutte le fermate del treno, sa dove scendere e cambiare in caso di ultra ritardo di quello solito, sa a che binario trovare la coincidenza, conosce il Memorario a memoria, appunto, sa dirti quale treno ci sorpasserà a Sesto Fiorentino e perché ci si ferma sempre tra Rifredi e Santa Maria Novella, senza motivo apparente (perché deve passare l'Italo o il Freccia di turno), insomma, ci vuole esperienza per essere definito un Vero Pendolare. Molto spesso ci vogliono anni, in cui il carattere si forma sulle inadempienze del personale Trenitalia, sulla mancanza di orari appesi alla tua micragnosa stazione che non ha neanche una vera biglietteria, ma macchinette che o sono senza resto o si bloccano a metà percorso o sono oggetto della concupiscenza dei vari tossici che girano lì intorno.
All'inizio, parlavo. In treno parlavo. E quello è il primo tratto distintivo del Novello Pendolare, quello che si dà appuntamento con gli amici e addirittura cerca quattro posti vicini. Credetemi, quello non è essere professionisti del settore, non per egoismo, ma perché è una questione di sopravvivenza. Non so quante ore, anni della nostra vita sono spesi in quelle carrozze, per cui a un certo punto l'istinto si sviluppa, volente o nolente. Si impara a isolarci dal mondo, a non sentire la telefonata del tipo accanto (che in genere parla di: malattie, situazione economica personale, situazione sentimentale propria/ dell'amico vicino al tuo orecchio), a rendere quel posto, se c'è, un po' nostro, un po' casa nostra. E qui arriva il libro.

Il libro è l'alleato più potente del Vero Pendolare. Avete presente quando rientrate dal lavoro, con i piedi gonfi e quelle quattro paroline che vi sono rimaste in gola mentre parlavate con il cliente o il vostro capo, quando avete magari preso pure l'acqua e sapete che il gatto affamato avrà fatto pipì sul divano mentre eravate via, per protesta? Ecco, quel momento. In quel momento arriva il Viaggiatore Casuale che vuole fare quattro chiacchiere. A quel punto c'è solo una cosa da fare: tirare fuori un libro dalla borsa. Segnale inequivocabile per porre una barriera tra noi e mal di testa in agguato dal sedile di fronte. 
Un buon libro può appassionarci talmente tanto da farci dimenticare dove siamo, ovvero in un luogo dove la concentrazione umana per metro quadro rivaleggia con quello delle carceri italiane, trasportandoci a Beirut, Londra, New York, Praga, dovunque si svolga la trama. Una finestra che si apre nelle nostre menti, offrendo uno sfogo al nostro povero spirito, martoriato da tante disavventure. Può risollevarlo, facendoci rilassare prima di accendere i fornelli della cena, prima di incontrare la persona che amiamo e che rischieremmo di trattare al pari di residuo organico lasciato sul marciapiede da un cane. Il libro è di sicuro il migliore amico di un Pendolare. 

Il tipo di libro è indifferente, quello va in base ai gusti. Personalmente ho letto di tutto. Le caratteristiche fisiche però sono importanti: non troppo grande da non entrare in borsa, non troppo pesante, non troppo costoso, perché tanto si rovinerà comunque. Nella mia borsa ho sempre messo un sacchetto di plastica per avvolgerlo e proteggerlo dalla pioggia (esperienza madre di ogni conoscenza). Poi arrivò Lui. L'e-reader. La rivoluzione. Ora posso leggere malloppi, libri rari senza problemi, che tanto Lui pesa sempre uguale. Senza parlare della vanità concessa alle copertine che possono essere acquistate... 
Ultimamente sto leggendo le edizioni Sellerio e devo dire anche nel formato cartaceo sono l'uovo di Colombo. Piccolo formato, prezzo contenuto e peso accettabile. E anche la scelta degli autori non è male per passare una mezzora in piacevole compagnia. Al momento sto leggendo Malvaldi, spassoso conterraneo e devo limitare le mie reazioni a sghignazzamenti silenziosi per non infastidire gli altri passeggeri. O incuriosirli tanto da far partire una conversazione, interrompendo la lettura. Che è anche peggio...



(Disclaimer: non sono così asociale come sembro, sono buona... ma non interrompetemi mai mentre leggo in treno... è un consiglio!)



venerdì 18 ottobre 2013

La traduttrice- Rabih Alameddine





Titolo La traduttrice
Autore Rabih Alameddine
Edizione Bompiani (ma io l'ho letto su edizione e-book di Amazon)

La trama: Rabih Alameddine ci trasporta in Libano, a Beirut, e, all’inizio, in un vecchio appartamento della città. È qui che incontriamo Aaliya, una donna di settantadue anni, i capelli tinti di blu, una traduzione da iniziare, forse, e una storia da raccontare. Aaliya ci parla della sua vita: anni e anni dedicati a leggere i capolavori della letteratura mondiale per poi tradurli, in silenzio, per puro amore, senza che alcuna traduzione veda mai la luce della pubblicazione; mentre per le vie della città cadevano bombe e si udivano gli echi di una guerra capace di trasformare giovani pacifici in spie e assassini. Una guerra che ha costretto una donna sola come lei, di professione libraia, appassionata di libri, a dormire con un fucile accanto al letto per difendersi da attacchi improvvisi. Una guerra che ha costretto Aaliya a rimandare l’appuntamento con l’amore. Siamo ciò che leggiamo, disse un saggio, e Aaliya è questo: una creatura meravigliosa, fatta di carta, eppure viva, piena di umorismo, che si nasconde da tutto e tutti dentro una vecchia giacca di lana e dietro la letteratura, cercando nei libri l’amore che la sua famiglia non è stata in grado di darle. (tratto da http://bompiani.rcslibri.corriere.it/)

La mia opinione: Questo è uno di quei libri che mi ha chiamato insistentemente fin dall'inizio. Già dalla copertina, diversamente sofisticata in un periodo di appiattimento estetico e omologazione. Come si sa, a volte però la copertina non fa il monaco, quindi ho gironzolato intorno a questo romanzo per settimane, anche perché i prezzi sia del cartaceo che del digitale non portavano a buttarsi in sperimentazioni ( e dopo i soldi buttati via con "Inferno" e "Il piccolo burattinaio di Varsavia" sono piuttosto cauta al momento).

Insomma, dopo lungo corteggiamento, l'ho preso. Dico solo che ho volutamente allungato i tempi di lettura per potermelo gustare di più! È andato sopra tutte le mie aspettative, catapultandomi nel mondo interiore di questa donna, un'altra bellissima inetta da aggiungere alla mia collezione di personaggi amati, incapace di socializzare, vissuta per decenni circondata da libri, che traduceva per sentirsi meno sola. Temevo l'effetto pasionaria ribelle che ultimamente si trova nei libri arabi al femminile (non che sia male come idea, però è stata stra-abusata, been there done that), ma fortunatamente non vi ho trovato niente di tutto questo, bensì un fantastico monologo interiore che si svolge nell'arco di pochi giorni e che ci porta a colpi di flashback a vivere tutta la vita di Aaliya, ormai settantenne. Non c'è una trama vera e propria, ma un ottimo uso del tempo interiore che si dilata a dismisura in confronto al tempo reale, proprio come accade in vecchiaia. L'animo femminile è splendidamente indagato in ogni sua sfumatura, senza concessioni a un romanticismo che non appartiene alla protagonista e che invece troviamo nel suo specchio, Hannah.
Oh, fatemi parlare di Hannah! Uno dei personaggi che ho amato di più nella storia delle mie letture. Piccola, fragile, incommensurabile Hannah! Che posso dire senza rovinare la trama? Una quasi fidanzata, una quasi cognata e nuora che riesce a creare un mondo e una vita intera a partire da uno sguardo. Creatura di ferro e carta velina, altra crisalide mai aperta che cattura con la sua dolcezza. Ho dovuto lasciare Hannah mentre viaggiavo in treno e ne sono rimasta sconvolta, soprattutto per non poter esternare il mio turbamento. Per questo il finale del libro ho dovuto leggerlo a casa... Non avrei potuto dire addio a quel mondo sui carri bestiame dei pendolari.
Inoltre, nel romanzo c'è una citazione continua di autori e compositori, un'ottimo spunto per future letture e ascolti. Quando potevo, affiancavo all'e-reader la ricerca su Google per conoscere meglio questi autori a volte ignoti alla mia ignoranza senza lacune, così da farmi meglio un'idea. Chi ha criticato questo aspetto del libro su Anobii non ha mai affrontato niente di "peggio" e probabilmente non ama imparare (mi sto facendo l'idea che quel social sia il Trip Advisor dei libri e che la democrazia di Internet sia sopravvalutata). Mi chiedo come sarebbero valutati su Anobii autori come Svevo, la Woolf o Proust adesso... Sarebbero marcati di "scrittura narcisistica" o "noiosa e per niente appassionante"? Ci stiamo perdendo il senso interiore della lettura, che diviene "entertainment"? Personalmente, quando leggo divento a mia volta pagina bianca, così da farmi scrivere cose nuove addosso e aggiungere altri capitoli alla mia storia. E poi c'è sempre Hrabal, dopo aver letto (e rileggeró in futuro) quello, chi mi spaventa? 


In due parole: intimista e psicologico, per appassionati del genere e lettori curiosi e amanti della cultura.

domenica 29 settembre 2013

Il piccolo burattinaio di Varsavia- Eva Weaver





TITOLO: Il piccolo burattinaio di Varsavia
AUTRICE: Eva Weaver
CASA EDITRICE: Mondadori


LA TRAMA: Mika ha dodici anni, una madre e un nonno. Vive a Varsavia e presto la sua esistenza verrà sconvolta dall'invasione nazista. Mika è ebreo. Lui e la sua famiglia vengono rinchiusi nel ghetto ebraico e costretti a una vita miserabile. Alla morte (violenta) del nonno, il ragazzino eredita il cappotto e il suo segreto: cucite nella fodera ci sono mille e mille tasche, all'interno delle quali il nonno proteggeva i suoi affetti più cari. Inoltre Mika scopre anche dei burattini, che diventeranno l'antidoto alla brutale quotidianità per lui e molti altri ebrei del ghetto. E non solo, anche i nazisti gli chiedono di intrattenerli con gli spettacoli, dando modo a Mika di intraprendere una seconda vita e di dare una mano alla resistenza.

LA MIA OPINIONE: ecco un classico caso di ottime premesse e di scarso risultato. Mentre riscrivevo la trama, mi ripetevo quanto l'idea di partenza fosse buona e si rinnovava la delusione per quanto ottenuto. Un librino bellino, ecco come lo definirei (il che equivale a dire che una ragazza è simpatica o un uomo "un tipo"). Non che sia tutto da buttare, alcune cose sono ben fatte, ma in generale direi che è da riscrivere. Prendendo spunto dalla trama di 1Q84, assumerei un ghost writer per riscrivere da capo questa storia. Ma purtroppo non basterebbe, perché non è solo lo stile a deludermi (dopotutto sto leggendo in traduzione), ma anche alcuni snodi della storia... No via, non riesco a salvarlo. Troppo smielato, pieno di buoni sentimenti e facile speranza. Tutte belle cose certo, ma stiamo ambientando una storia del capitolo più nero, più infernale, più spietato e meno umano dello scorso secolo. Le piccole gioie, in oscuri momenti, fanno più luce del sole, è vero, ma qui si esagera. Ma andiamo per gradi.
Non mi è piaciuta l'assenza di grandi descrizioni. Io non le amo alla follia, ma in un romanzo ambientato in un'altra epoca si deve permettere al lettore di entrare nell'atmosfera del momento, si deve dipingere un ottimo sfondo per dare verosimiglianza alla trama, altrimenti non si vivono appieno gli eventi. Per me sono assenti non giustificati.
Troppa velocità. La Weaver sembra avere il tempo contato per poter dire tutto. Si corre, si corre da un evento all'altro e non ci si gusta neanche un momento.
Il personaggio è un ragazzo (nella seconda parte un uomo, non sveliamo chi, poi si passa al narratore in terza persona senza cambi di stile!) ma io sento una voce femminile narrare. Non c'è sospensione dell'incredulità e si sente la mancanza di penetrazione nell'io maschile. E poi, piange in continuazione! Ecchecacchio! Animo sensibile? Ok, ma ritengo questo Mika patetico più di un Werther (e amo Werther alla follia)!
Inoltre è inverosimile sotto diversi punti di vista. Non arriva mai a essere crudele, sembra che l'autrice abbia paura di farci troppo male, le morti sono descritte come dei passaggi dolci, senza dolore, ci sono pentimenti e riconciliazioni da sindrome di Edipo infarcite di psicoterapia... Uffaa!! 
Sinceramente, di Roberto Benigni ce n'è uno solo e di opere come "La vita è bella" molto poche. Questa non è una di queste.
Insomma, la sagra dei buoni sentimenti conditi con zucchero a velo. Potrei farlo leggere ai miei figli in futuro, ma credo che lo troverebbero comunque inadeguato a raccontare l'Olocausto, in quanto avrebbero già letto "L'amico ritrovato" (Fred Uhlman).

IN DUE PAROLE: inverosimile e sdolcinato

lunedì 23 settembre 2013

Letture in corso e prossime recensioni

Ciao a tutti i miei lettori e lettrici,
Approfitto di una pausa forzata dal lavoro per aggiornare lo stato delle mie letture, così da anticipare anche le recensioni che troverete prossimamente.
Devo dire che questi calcoli renali si stanno rivelando di grande aiuto per procedere più speditamente nella lettura, in quanto sto quasi fissa a letto e per farmela passare meglio, leggo. Anche quei libri che a cose normali avrei già interrotto e lasciato sulla mensola polverosa degli "a metà". Che dire, forse dovrei suggerire ai ricercatori il legame tra calcoli e aumentata pazienza. O forse è perché Marito non sempre c'è per procacciarmi nuove letture... Uhm...
Comunque, rientra a pieno titolo nella categoria "quasi quasi ti lascio" il romanzo (racconto? Favola?) "Il piccolo burattinaio di Varsavia", Eva Weaver; mentre sta andando avanti con voluta lentezza, per meglio assaporarlo, "La traduttrice". Sarà che parla direttamente a quel lato di me che ho lasciato all'Università il giorno della discussione di laurea, la piccola linguista e aspirante traduttrice; sarà che è uno di quei romanzi intimisti e pieni di arrovellamenti psicologici che a noi donne piacciono tanto,  ma lo adoro e non vorrei finirlo mai! È così pieno di citazioni letterarie e musicali che lo userò come spunto per future letture. E mi fa venire voglia di tornare all'Università. Maledetto!
Prossimamente poi ci infilerò l'ennesima lettura dell'omerico Odisseo, narrato da Valerio Massimo Manfredi. Non ho mai letto niente di lui e sono curiosa di scoprirlo. 
A presto con le recensioni!!

mercoledì 18 settembre 2013

La Piena- Mikael Niemi


TITOLO: La piena
AUTORE: Mikael Niemi
CASA EDITRICE: Iperborea

TRAMA: All’inizio è solo un mormorio, un’eco lontana. Poi un boato, un rombo sinistro. E quando lo vedi arrivare è troppo tardi: un muro di acciaio in corsa, un ruggente mostro famelico che inghiotte ogni cosa. È il fiume Lule, nel nord della Svezia, che per le lunghe piogge d’autunno monta in un’incontenibile onda devastando la valle e trasformando le sue alte dighe in risucchianti cascate. È la natura che si ribella, la morte che ti insegue, il diluvio che ti punisce. All’improvviso ogni sicurezza, norma e ordine vengono spazzati via, rimane solo una vertiginosa lotta contro il tempo e l’acqua per la vita: cosa saremmo disposti a fare per salvare noi stessi e i nostri cari? Il panico mette a nudo la vera natura dell’uomo, risveglia i suoi fantasmi e i suoi demoni, scatena le più imprevedibili reazioni di crudeltà, altruismo, vendetta e amore. C’è chi si trova a cavalcare una baita travolta dai flutti e chi si aggrappa al cadavere di un amico come a un provvidenziale salvagente, chi pensa a salvare e chi a uccidere, e chi aveva deciso proprio quel giorno di suicidarsi, ma finisce a sorvolare la catastrofe con il suo elicottero per amore della moglie che lo ha rovinato. Con una suspense mozzafiato, l’energia magnetica della sua lingua e lo humour acuto e spietato con cui crea personaggi memorabili, Mikael Niemi ci trascina in una cavalcata selvaggia attraverso una rocambolesca apocalisse, un’epopea pulp che forza i confini della realtà e ne stritola i limiti per spremere il succo delle nostre ansie e debolezze, per farci vivere l’assurdità dell’incubo che a volte si confonde con la realtà. (tratto da: Iperborea)

LA MIA OPINIONE: un capolavoro. Oggi la recensione si esaurisce qui. Non c'è bisogno di aggiungere altro. Compratelo e basta.



No, va bene, il mio colossale egocentrismo mi spinge a scrivere anche la mia esperienza, ma davvero, non ce ne sarebbe bisogno. Ho già detto in un articolo del mio amore per Iperborea (e del mio incontro magico con Niemi!), per quelle traduzioni così accurate e anche per l'estetica, che in un libro cartaceo ha la sua notevole parte. Le pagine ruvide come carta da acquerelli, il formato inconfondibile, le belle immagini di copertina lo rendono un prodotto di altissimo livello, non solo per la qualità insita delle opere, ma anche dal punto di vista tattile, visivo, sensoriale insomma. Ma sto divagando.
Il fiume ti prende e ti travolge. Quando la piena arriva, arriva. E così la narrazione di queste vite, questi personaggi che si trovano ai bordi del fiume Lule nel momento dell'esondazione. Goccia dopo goccia, la diga si rompe e il fiume si riprende la sua libertà, trovando altra acqua al suo passaggio, i bacini delle altre dighe e portando morte e distruzione tutto intorno. Un capitolo per ogni personaggio, che narra con il proprio stile e lessico. Dal romanzo collettivo emergono dei personaggi chiave più importanti di altri, uno su tutti Vincent, ma anche sua figlia Lovisa o Adolf, l'autista delle celebrità. Ogni lettore può trovare qui un personaggio che lo rappresenti e che lo porti dentro il dramma, a chiedersi: "Sta per arrivare la piena, puoi portare con te solo tre cose. Cosa porti?"
Un'umanità ricondotta alle origini, ed è questo il momento in cui viene fuori la nostra vera natura: ci sono assassini che escono allo scoperto, madri coraggio che affrontano il fiume e arrivano a rubare e ingannare pur di salvare i figli, ex coniugi che si aggrappano l'uno all'altra dopo veleni e cattiverie (le brioche salate sono state un capitolo esilarante!), la vita vera, nuda e cruda schiaffata sulla pagina, ma senza eccessi. Ecco, una cosa che ho apprezzato molto di Niemi è la capacità di rendere vero e verace ogni parola senza arrivare a forzature estreme ed artificiose. Per questo quando ho riletto la sinossi e ci ho trovato la parola "pulp" ho aggrottato la fronte. Non è pulp, almeno non nell'accezione che gli do, quindi non aspettatevi sbudellamenti o gratuite descrizione di violenze. 
Un altro tema conduttore è l'appartenenza, per alcuni personaggi, alla popolazione sami, questi svedesi non svedesi che provengono dal Grande Nord. Viene fuori in questi ultimi momenti di civiltà la loro appartenenza al mondo naturale e la loro relazione stretta con gli animali, quasi sciamanica. Senza però infarcirci di idilliache narrazioni alla "Balla coi lupi", infatti ne vediamo anche gli aspetti peggiori, quelli legati all'abuso di alcol e all'emarginazione che, nonostante la grande società svedese, essi provano. 
Un aspetto che amo degl'iperborei libri è questo squarcio sul mondo nordico, che ci è estraneo per lo più, questa capacità di farci conoscere una realtà che apparentemente è come la nostra ma che ci è meno familiare di quella nord americana. Io ritengo i libri di questa casa editrice un ottimo antidoto contro l'omologazione e la americanizzazione della nostra società, per aprire veramente la mente, cosa che molte letture proposte dalle "major" non ci permettono di fare.
Un romanzo da leggere, da far entrare dentro come l'acqua del grande fiume per riflettere su cosa faremmo noi, cosa siamo noi in fondo in fondo, quando gli orpelli della vita ci lasciano nudi e scoperti, come due progenitori all'alba del tempo.

IN DUE PAROLE: (non ci sono parole che ingabbino il fiume, ma se proprio devo...) Inarrestabile, trascinante

venerdì 6 settembre 2013

Supermercati Pam e libri scolastici

Salve lettori e lettrici, 
oggi vi voglio parlare di un'iniziativa che ho notato nei supermercati Pam e che trovo interessante. In questo periodo dell'anno molte famiglie sono alle prese con la spesa immensa dei libri scolastici, che non sono mai economici... Senza addentrarsi in polemiche, che io condivido in quanto i libri di scuola per me dovrebbero essere se non gratuiti almeno a prezzi accessibili, ho voluto provare ad ordinarli al supermercato. Perché? Perché durante la solita attesa alle casse, ho letto il cartello di questa iniziativa: ordinando i libri alla Pam, il 20% del loro costo viene trasformato in buoni spesa. Beh, mica male, tanto la cena la devo procacciare comunque, mi sono detta, ma arriveranno in tempo? Si troveranno i titoli? Insomma, ero incuriosita e allora ho sperimentato questo servizio!

Prima di tutto occorre registrarsi con il proprio numero di tessera fedeltà sul sito del supermercato, selezionare il punto vendita presso cui ritirare i libri e poi inserire i testi che si vogliono ricevere. Questa è la parte più difficile, perché i libri si trovano meglio col codice ISBN, che io non avevo. La ricerca per autori è stata fallimentare, quindi ho perso un po' di tempo a navigare su vari siti per trovare quello relativo al testo di cui avevo bisogno. Se nella lista della scuola ve lo forniscono, meglio, altrimenti abbiate pazienza e cercate i libri su Amazon. Il codice ha 13 cifre, non si può fare il copia-incolla, quindi altra pazienza per inserirli (se siete discalculici come me è una fatica enorme) ma alla fine ce l'ho fatta!
A quel punto confermate l'ordine e aspettate. Nella sezione "stato ordine" troverete una legenda con i vari stadi, quindi potete vedere passo passo dove sono i vostri libri. Io ho ordinato i miei il 28 agosto e sono arrivati in negozio ieri, il 5 settembre. Una settimana lavorativa circa. Non male. L'acquisto di libri è valido anche per ricevere i bollini della raccolta punti e genera immediatamente il buono spesa. Ne ho approfittato per fare subito la spesa, che il frigo piangeva disperato.

Insomma, buon servizio e offerta intelligente! Mi è piaciuto e lo consiglio!

Rose

mercoledì 21 agosto 2013

Alice e gli echi del passato- Ambra Pellegrini





TITOLO Alice e gli echi del passato
AUTRICE Ambra Pellegrini
CASA EDITRICE Marco del Bucchia editore

TRAMA: La tranquilla comunità di Campo, piccola realtà immersa nel cuore della Toscana, viene scossa dal ritrovamento del corpo senza vita di un trentacinquenne brutalmente accoltellato, in apparenza morto per dissanguamento. Alla ricerca dell'assassino di una vittima non troppo innocente, l'ispettore Alicellen Ricci - seguendo lo spettro di un omicidio simile commesso molti anni prima - finirà fatalmente per doversi confrontare con ricordi cupi legati ad indagini irrisolte. (tratto da Del Bucchia editore)


LA MIA OPINIONE: In Toscana abbiamo un modo di dire che può sembrare demodè, ma vi assicuro essere ancora in uso: "ganzo". Il termine, tipicamente giovanile ma in voga anche in altre generazioni da decenni, indica qualcosa di divertente e stimolante e riassume bene ciò che pensavo mentre leggevo questo giallo, ben architettato, frizzante e accattivante. Conosco Ambra da moltissimo tempo, abbiamo frequentato insieme il corso di scrittura creativa quando ancora nutrivo ambizioni letterarie, per cui sono molto, molto felice di vedere questa sua evoluzione. L'avevo lasciata quando ancora era alle prese con racconti brevi ma incuriosita e intrigata dal romanzo giallo ed eccolo qua, il suo prodotto. Anzi, il secondogenito se non ricordo male. Devo dire di avere una ammirazione speciale per chi scrive gialli, in quanto lo ritengo un processo talmente complesso da rimanere un mistero per me: organizzare la trama, disseminare gli indizi, senza scadere in ovvietà e poi, non da poco, c'è la parte di ricerca dell'arma del delitto, i suoi effetti, insomma tutto quello che rende un giallo credibile. Per me è un'impresa erculea, dato che mi fermo molto spesso a quel magico momento di creatività in cui mi appare l'incipit di una storia... che poi rimane lì.
Ritornando a noi, all'inizio ero un po' spiazzata dalla particolarità della protagonista, una poliziotta con un passato da ballerina, ma poi questa ragazza così umana, piena di dubbi e insicurezze mi ha conquistata e l'ho amata, anzi, adesso lancio un appello all'autrice: la vorrei veder ballare! Ci sono molti riferimenti alla danza in questo romanzo, ma mi piacerebbe anche vederla esercitarsi, come se fosse un suo yoga personale, per rilassarsi e concentrarsi meglio sulle indagini. Insomma, ancora più danza! Anche se devo dire che tenere i piedi in quinta durante un interrogatorio non è da tutti i giorni... Dico così perché pare proprio che a questo libro ne potrebbero seguire altri, a quanto è stato detto alla presentazione a cui ho assistito.
Filippo è il collega di Alice e devo dire che è molto ben caratterizzato, con quelle sue manie da perfezionista maniaco della pulizia, e risalta tanto da affezionarcisi. Io vedrei bene anche un racconto con lui protagonista, come spin-off.
Un momento di amarcord c'è stato quando è spuntato fuori un vecchio personaggio di Ambra, conoscenza dei tempi del corso di scrittura. Non si tratta di omonimia, come mi è stato spiegato è proprio lo stesso personaggio che non aveva ancora finito di parlare con la scrittrice. Mi è piaciuto molto questo riallaccio col passato, un vero e proprio eco appunto, che esula la storia e si intreccia con la vita dell'autrice. So quanto sia gelosa delle trame (e a ragione), quindi non ne menzionerò qui il nome, ma sappiate che io lo conoscevo già da prima! Ecco!
Insomma, che ne penso? Che è da leggere, è veramente ganzo, ben strutturato e ci offre uno spaccato dei mille volti dei classici soggetti di paese, figure "di spicco" sempre attente a non rovinare la propria reputazione con gossip e scandali. E se il finale vi sembra un po' sdolcinato... sappiate che a fine lettura ho detto solo una parola a Marito: "Diabolica!"


IN DUE PAROLE: frizzante e accattivante

venerdì 9 agosto 2013

Il battello del delirio- G.R.R. Martin


TITOLO: Il battello del delirio
AUTORE: George R.R. Martin
EDIZIONE: Gargoyle 

TRAMA: Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al capitano Marsh. L'unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato Fevre Dream, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il capitano dovrà scegliere da che parte stare... (tratto da www.ibs.it)

LA MIA OPINIONE: Mi ero detta "Non farlo", non leggere mai più libri di vampiri, che tanto lo sai, ci rimani male. Sembra che ultimamente la mania di scrivere di vampiri, zombie, mannari non finisca più di inondare gli scaffali delle librerie di romanzi dalle copertine bluastre o purpuree, ammiccanti e invitanti ma senza molti spunti originali all'interno. Non tutti sono la Meyer che ha tirato fuori dal cappello i vampiri luccicosi facendo di un'idea trita e ritrita un grande successo commerciale. Alcune idee sono appunto, trite e ritrite soltanto. Chi legge YA e Urban Fantasy potrà aversene a male, ma credetemi, se avete qualche anno di più e avete letto per la gran parte della vostra vita, le novità alla fine scarseggiano e questi libri si assomigliano un po' tutti. Personalmente trovo anche la Rice poco stimolante dopo un po'. Alcune delle saghe che adesso vanno per la maggiore, le avevo lette in inglese anni fa, ravanando negli scaffali della Waterstone e mi sono venute a noia, alla grande.
Detto questo, non dovevo leggere neanche il libro di Martin. Ma si sa, ci sono scrittori che affascinano sempre e comunque e quindi ho ceduto alla curiosità. Volevo vedere come Martin sapeva scrivere di vampiri, come (mi auguravo) avrebbe travolto il mio giudizio che vede solo due libri ammissibili nell'universo dei succhiasangue, Dracula e Intervista col vampiro. Ero partita con moltissime aspettative e non credo ci sia cosa peggiore. 
Infatti, non mi ha sconvolto. Mi è piaciuto, l'ho letto affascinata, divertita, ma non rapita; insomma, se Martin ha travolto qualcosa sono state le mie aspettative sul romanzo. Invece dei vampiri, il vero protagonista è l'umano, umanissimo capitano Abner Marsh, uno dei personaggi che porterò di più nel cuore e meglio riusciti di Martin (e devo dire che a fronte dell'epopea di Westeros il paragone si fa duro!). Abner è l'umanità incarnata, bestemmiatore vanesio, iracondo, speranzoso, tendenzialmente buono, corretto (ma non fino al punto di perdere una gara fra battelli!), ristretto di vedute e con una cultura limitata, ma capace di entrare a modo suo nel mondo della notte che gli viene spalancato davanti dall'incontro con York. Non riuscirà mai a comprenderlo fino in fondo, ma rispetterà le diversità come farebbe con qualsiasi altra razza, con riferimenti espliciti al razzismo degli anni della schiavitù nera. Ecco, Marsh non arriverà mai a capire fino in fondo la presenza dei vampiri nel mondo, ma accetta York (e quindi anche l'esistenza di altri della sua specie) in virtù di alcuni capisaldi della propria natura, tra cui il codice del fiume, che vuole sincerità e rispetto tra soci. E il vincolo con York non si dissolverà neanche col passare del tempo, quando anni dopo, ormai anziano, trova la forza di soccorrere lo strano socio. La grande dicotomia bene/male, che a dire il vero mi ha anche riempito le tasche del cappotto da lettore, si trova pure qui, espressa nel rapporto tra protagonista e antagonista, ma senza sdolcinature o assolutismi. La cosa che mi aveva fatto storcere un po' il naso all'inizio era la visione messianica di York, che poi però si riassorbe nello scorrere degli eventi.
 Martin riesce a dare una spiegazione alla presenza dei vampiri nel mondo con la teoria di una seconda razza, simile alla nostra, ma più forte, quasi immortale, incapace però di riprodursi in gran numero. Devo dare atto al grande scrittore di aver trovato un'idea originale per un tema così ampiamente sfruttato. Niente superstizioni, niente magia, solo scienza. Una visione diversa del mondo degli antichi predatori, che sinceramente suggerisco di leggere per prendere le distanze dagli stereotipi di molti romanzi del genere. Sinceramente alla fine a me è piaciuto più il ritratto della vita fluviale sul Mississippi che altro, i battelli così amati dai proprietari da acquisire un anima, la vita degli schiavi neri e la New Orleans del diciannovesimo secolo. Insomma, non mi ha suscitato paura né orrore (non più di un qualsiasi libro delle Cronache...), per cui rientra male in una categoria, ma a questo Martin ci ha abituato. Un esperimento lo definirei, riuscito e molto piacevole. E Abner Marsh entra a pieno diritto nella categoria dei miei personaggi preferiti di sempre!

IN DUE PAROLE: evocativo ed originale

Rose Libris

mercoledì 17 luglio 2013

Scritte- Fabio Ricci




TITOLO: Scritte
AUTORE: Fabio Ricci
EDIZIONI: Zerounoundici- anno 2009

LA TRAMA: Dan Solo è uno scrittore baciato dalla fortuna, che sembra avere avuto tutto dalla vita: successo, soldi, una bella famiglia, una fama che rimarrà negli anni a venire. Esiste però una storia molto diversa, una verità che si nasconde dalle luci dei riflettori per confondersi nel buio e nel sangue. Qualcosa nel suo passato che, nel bene e nel male, l'ha reso quello che è oggi. 
Un passato che non è morto e sepolto come credeva e che sta per tornare a chiedere il suo dazio, un'ombra maligna con uno strano oggetto che scintilla nella mano...


L'AUTORE: Fabio Ricci nasce a Prato il 19/08/1979, da sempre appassionato di lettura, muove i primi passi nel mondo della scrittura durante il liceo, prima attraverso una serie di racconti brevi e successivamente con la stesura di Scritte, il suo primo romanzo lungo, cui fanno seguito altri quattro libri di cui solo l'ultimo, Spielen, viene pubblicato nel 2011. Esso fa seguito al già citato Scritte, entrambi vengono pubblicati dalla casa editrice milanese 0111 Edizioni, reperibile online e attraverso le principali librerie previa ordinazione. I modelli di scrittura di Ricci sono soprattutto la narrativa anglosassone fantastica e quella più horrorifica di stampo americano, i miti sono i vari King, Matheson, Gaiman, ma ama molto anche il fantasy realistico alla Martin e la fantascienza degli intramontabili Asimov e Dick. Sul versante nostrano apprezza molto Ammanniti, Culicchia e Morozzi, esponenti di una scrittura fresca, giovane e d'avanguardia. L'autore ha potuto approfondire e coltivare la passione per il genere letterario grazie alla sua lunga esperienza lavorativa presso la Libreria Marzocco.


LA MIA OPINIONE: sorprendente. Per me questa esperienza di lettura è stata una scoperta vera e propria. Scoperta dell'autore e del genere, che vi dico subito essere un horror con incursioni splatter. Assolutamente lontano dalle mie letture solite, ma nonostante questo mi sono trovata a macinare pagine su pagine. Pagine che sono 156, quindi non tante, l'ideale per approcciarsi a un tipo di libro diverso dal normale o per provare un brivido in questo torrido luglio. Ora, non l'abbia a male l'autore ma per me questa è un'ottima lettura estiva. Si sa che è una definizione killer, che una lettura estiva può divenire un best seller ma mai un classico della letteratura. Invece io ritengo che tutto dipenda dal genere di lettore che si è. Certo, se normalmente non si va oltre le famigerate Cinquanta sfumature... Personalmente d'estate mi piace sperimentare cose nuove e fare incursioni in altri generi, chissà perché d'estate e meno d'inverno il mio cervello ha bisogno di stimoli diversi. Fabio Ricci con questo romanzo horror ha sicuramente colpito il mio immaginario e a tratti anche lo stomaco. Scritto con una padronanza di linguaggio ammirevole, la trama si snoda avvincente e affascinante, anche raccapricciante, attraverso il mondo oscuro e inesplorato della psiche umana. Devo dire che a questo autore non manca nulla sotto il profilo della costruzione delle frasi, gioca con le parole come se fossero care amiche e il suo stile raffinato mi ha veramente incantata. 
L'idea è veramente accattivante e originale: due scrittori a confronto, di cui uno deviato che ama incidere le sue storie sulla pelle delle persone, che si incrociano per tutta la vita portandosi via a vicenda gli affetti più cari, siano essi storie o persone; idea anche un po' morbosa direi, il che non guasta in un romanzo che si posiziona in questo genere. E devo dire che l'abominevole signor P mi darà gli incubi: devo ammettere di aver avuto il voltastomaco nel capitolo finale...
Veniamo ora alle note da esordiente: all'inizio l'utilizzo di nomi di imprecisata origine (non sono riconducibili a una lingua straniera in particolare, ma a diverse) mi aveva spiazzato e reso un attimo difficile calarmi nella trama, insomma non sapevo dove ambientare nella mia mente il romanzo. Poi invece penso di aver capito: non dare un'origine ai personaggi li rende puri abitanti della fantasia, di un luogo che può esistere soltanto nel tuo cervello, e in quello dell'autore. E' come uno spazio neutro su cui lo scrittore ti fa atterrare, come se ti invitasse a casa sua. Ora, forse mi sto facendo dei viaggi mentali, ma è quello che ho sentito. 
Poi, ho trovato alcuni dialoghi un po' stereotipati. La cosa migliora sensibilmente con l'andare del romanzo, ma il capitolo in cui si conosce la compagna dello scrittore, Sheila, mi è sembrato preso da un film un po' anni Ottanta. Insomma, non è che il mondo dei sentimenti sia reso proprio realisticamente lì. Invece, la dimensione familiare viene ricostruita con più precisione e, appunto, poi si va migliorando. 
Insomma, da leggere!!


IN DUE PAROLE: molto originale, inquietante e accattivante (e risottolineo: molto ben scritto!!)

sabato 13 luglio 2013

La piazza dei libri a Firenze

C'era una volta Piazza della Repubblica a Firenze, bellissimo scenario con una delle librerie migliori della città. Le persone amavano passare dal negozio, fornito anche di un bar, anche solo per spendere un paio di minuti fra i libri o per rilassarsi in pausa pranzo. Personalmente io adoravo quel luogo, rifugio quando arrivavo troppo in anticipo a lavoro e ancor prima luogo di chiacchiere infinite durante l'Università. Poi la libreria ha chiuso e adesso non ho uno straccio di posto dove andare a rilassarmi e leggere (e poi magari comprare) mentre sono a Firenze. Niente da dire, l'atmosfera delle altre librerie in città è troppo asettica e per niente cozy e i bar del centro storico fanno pagare la sosta al tavolino assai cara.

Quindi, passando di lì l'altro giorno, ho visto questa iniziativa, che, sebbene di lodevole scopo, a mio avviso ha l'aspetto di uno stand da sagra di paese, quelle dove trovi i gioiellini fatti a mano accanto al lampredottaro e alla cartolibreria del paese, tutto insieme... Ma almeno l'idea di partenza è carina. 

La piazza dei libri se non altro non è un negozio di vestiti di marche low cost... QUI  un accenno di calendario.

baci & books!
Rose

blogger scomparsa..?

Ciao a tutti!
Volevo rassicurare tutti che non sono scomparsa, solo molto, molto impegnata col lavoro e quindi leggo più lentamente e capito sul blog meno di prima! Ma sto leggendo, e di gusto, due libri horror... qual genere più lontano dai miei gusti! Eppur mi piacciono e mi sto veramente divertendo, pagina dopo pagina.

A prestissimo con le review, nel frattempo controllate la mia pagina Facebook per leggere le cavolate che metto ogni tanto!!

Baci & books!

Rose

mercoledì 3 luglio 2013

Il giro del mondo in 80 giorni- Jules Verne

TITOLO: Il giro del mondo in 80 giorni
AUTORE: Jules Verne

LA MIA ESPERIENZA DI LETTURA: Come per Anna Karenina, non farò la solita scheda recensione, anzi credo che per i classici non la farò proprio mai. In rete si trovano mille sinossi dettagliatissime e non è di certo questo quello che voglio fare con questo post. Mi va invece di raccontarvi la mia esperienza di lettrice.

Divertita, intrigata, rapita, queste sono solo alcune delle mie reazioni mentre procedevo nella lettura. Come ho scritto nella pagina Facebook, davvero non capisco come si possa relegare un libro del genere alla letteratura per ragazzi soltanto. Con una tesi di laurea su un testo per l'infanzia, lungi da me classificare questo genere come minore, ma si sa che tante volte così viene percepito, come se i libri per bambini non possano sconfinare nel genere più ampio di "letteratura". Molti genitori comprano libri ai figli (se li comprano) senza neanche aprirli oppure scelgono i libri del Topo Stilton che osa anche riscrivere i romanzi. Mi chiedo se in Piccole Donne del topastro Beth muoia o la mandi in un centro benessere. Brrr!

Jules Verne è stata una bellissima scoperta. Ammetto di non aver mai letto nulla del francese avventuroso prima di questo libro e sono sicura che ben presto recupererò il tempo perduto. Ho trovato Il Giro meravigliosamente affascinante e pieno di descrizioni di alto interesse per un mondo che non c'è più. Devo essere sincera: fin dalle prime pagine mi ha catturato con la descrizione della flemma di Fogg, ma fino all'India mi chiedevo quando cominciassero le avventure e le descrizioni dei vari paesi. Ed è grazie al mitico Passepartout, capace di ficcarsi in ogni genere di guai che possiamo imparare meglio che a scuola come era strutturata la società dell'Ottocento. L'India britannica divisa tra due realtà e culture, la Cina dei trafficanti d'oppio, l'orgoglio dei giapponesi, l'America ancora inesplorata e abitata da "rascals", le pire funebri, i circhi, gli assalti al treno... Ah, che godimento! E ancora, è stato notevolmente interessante vedere come Passepartout, camminando per le città portuali, inizi a descrivere quella che adesso chiameremmo "globalizzazione", ovvero l'appiattimento e l'uniformazione delle realtà locali. Più di una volta infatti nota che gli sembrava di non essere mai uscito dall'Europa, visto che molti dei quartieri vicini al porto erano stati riadattati ai gusti occidentali.
E ancora i mezzi di trasporto: dai battelli a vapore alle barche a vela, i treni e le slitte... anzi, se devo eleggere il mezzo di trasporto che ho preferito, è stata la slitta a vela! Mi ha proprio fatto sognare ad occhi aperti e vorrei tanto un giorno poter provare l'emozione di viaggiare in questo modo. Chissà che non ci riesca!

IN DUE PAROLE: per sognare (anche da adulti)

lunedì 1 luglio 2013

Inferno- Dan Brown


TITOLO  Inferno
AUTORE Dan Brown
CASA EDITRICE Mondadori

LA TRAMA: Robert Langdon si sveglia a Firenze in un letto d'ospedale dopo aver perso la memoria. Tutto quello che sa è che una dottoressa, Sienna Brooks, sta cercando di salvargli la vita, facendolo scampare per miracolo all'attacco di un agente segreto piombato in ospedale per ucciderlo. Nasce così una lunghissima fuga dei due, alla ricerca degli indizi per sventare l'attacco all'umanità da parte di una delle menti più geniali del mondo della scienza, suicidatosi pochi giorni prima. Langdon dovrà usare tutta la sua conoscenza dell'arte, della letteratura e della storia mondiale per evitare che un terribile virus, Inferno, colpisca il mondo intero.

LA MIA OPINIONE: Firenze, Inferno, il volto di Dante in copertina. Che bella operazione di marketing per sviare il lettore. Se cercate tracce del sommo poeta in questa sesta opera di Dan Brown, ne troverete pochissime. Che peccato. Che occasione sciupata. E dire che la città toscana ne offre di spunti per un thriller come questo, con i suoi edifici gotici, le viuzze medievali e le mille simbologie nascoste nella Divina Commedia. 
Ho letto tutti i libri con Langdon protagonista e questo è il peggiore. Lento, farraginoso e anche prevedibile. Voglio dire, io non sono un genio del male e non brillo per la logica, eppure sono riuscita a prevedere molti dei colpi di scena inseriti nel libro. La sensazione che ho avuto è che il signor Brown abbia fatto una vacanza a Firenze e abbia detto " Bella, ci voglio scrivere un libro", ma senza calare la trama all'interno della natura della città gigliata. Non mi aspettavo di certo un libro di elevato spessore culturale, ma che un personaggio professore universitario come Robert Langdon, in piazza della Signoria, sappia pensare soltanto alla moltitudine di membri maschili esposti... mi fa veramente cadere le braccia. Questa cosa dell'apparato genitale maschile in piena vista deve essere un'ossessione per Dan Brown, perché ricordo che anche in Angeli e Demoni ne aveva accennato. E che in Palazzo Vecchio, con davanti agli occhi il Genio della Vittoria di Michelangelo, riesca a pensare soltanto alla "presa del pene" della statua di Ercole e Diomede, ecco, rende l'idea del livello di questo romanzo. 
Unica cosa positiva: la motivazione del "cattivo" di turno. Ambigua, accattivante nella sua malvagità. Introduce poi il movimento transumanista, che io ignoravo e che mi ha incuriosito (no, tranquilli, è solo curiosità intellettuale, non mi vedrete con una H+  tatuata sulla spalla!!)

Insomma, fatevelo prestare, non spendeteci tutti questi soldi.

IN DUE PAROLE: deludente e artificioso

giovedì 6 giugno 2013

Joanne Fluke- Chocolate chip cookie murder


AUTRICE: Joanne Fluke
TITOLO:  Chocolate Chip Cookie Murder
EDITORE: Kensington Hardcover ISBN 0-7582-1350-6

LA TRAMA: Hannah Swensen vive nel Minnesota, in una piccola cittadina chiamata Lake Eden. Hannah è una pasticciera, cucina biscotti e cerca di cavarsela tra una madre invadente che cerca di accasarla con ogni uomo single in città, una sorella bellissima e perfetta e un gatto arancione che le tiene compagnia. La calma della cittadina è scossa però da un crimine inaudito prima: uno degli abitanti più conosciuti e amati, il lattaio Ron, viene trovato morto sul retro della pasticceria di Hannah, con un foro di proiettile in pieno petto. Il cognato di Hannah, poliziotto in odore di promozione, inizia subito ad investigare, ma si sa che niente apre di più il cuore delle persone dei biscotti fatti in casa...

L'AUTRICE: Come Hannah Swensen, Joanne Fluke è cresciuta in una piccola cittadina del Minnesota, dove i vicini erano gentili, gli inverno feroci e il più grande scandalo fu vedere della biancheria maschile non identificata fra il bucato di una giovane vedova. Insiste nell'affermare che ci sono davvero 10.000 laghi e che la zanzara NON è un uccello tipico dello Stato.
Mentre perseguiva la sua carriera di scrittrice, è stata: un'insegnante di scuola pubblica, una psicologa, una musicista, l'assistente di un detective privato, una segretaria aziendale, legale e farmaceutica, una cuoca, una fiorista, un'organizzatrice di  eventi, una consulente informatica di un defunto sistema operativo, l'assistente di produzione di un quiz televisivo, metà di un team di scenografi con suo marito, una madre, una moglie e casalinga.
Adesso vive nel sud della California con suo marito, i figli di lui, i figli di lei, i loro tre cani, un gatto tigrato anziano e molti topi rumorosi in soffitta.
http://www.murdershebaked.com/

LA MIA OPINIONE: Quanto mi è piaciuto questo ebook! L'ho comprato approfittando di una campagna sconti di Kobo e non me ne sono pentita neanche per un attimo. Come ho già scritto, avevo letto l'anteprima e mi ero trovata immersa nella storia prima ancora di aver finito il primo capitolo, tanto che l'ho acquistato immediatamente. E' un giallo carinissimo, molto comfy, senza emozioni forti, ma dal tono rassicurante e gradevole. La protagonista è un personaggio così umano e reale da poter dire di averla conosciuta in persona: di certo non la preferita della madre, in sovrappeso e con capelli rossi e crespi, perennemente comparata alla sorella bionda, sposata e perfetta; oltre a non essere "sistemata", Hannah se ne va in giro con abiti di seconda mano e scarpe da tennis vecchie ai piedi. Il suo compagno d'appartamento è un gattone arancione trovato sulla porta di casa, piuttosto mal ridotto e cieco da un occhio. E' stato a questo punto che ho deciso di comprare il libro, ancora prima di arrivare al primo omicidio!
La trama è assolutamente scorrevole e ben scritta, non ho trovato pecche. Alla scoperta dell'assassino ci si arriva insieme alla protagonista, ma non è così impossibile sospettare della persona giusta una volta ottenuti dei dettagli in più. Diciamo che non è il classico giallo dove il lettore viene sfidato, quanto una piacevole lettura di svago per pomeriggi piovosi. Il bonus: le ricette dei biscotti che vengono menzionati nel libro!

STELLA STELLINA: 5 su 5 nel suo genere






giovedì 30 maggio 2013

Fatti a metà (un giorno come tanti)- Francesco Satanassi

Ciao a tutti i lettori,
eccomi alle prese con la mia prima recensione di un libro autoprodotto. Sono molto orgogliosa di aver ricevuto questa richiesta e ringrazio Francesco per l'onore concessomi. 


TITOLO: Fatti a metà (un giorno come tanti)
AUTORE: Francesco Satanassi
BIOGRAFIA: Francesco Satanassi ha più o meno trent'anni e vive a Forlì. Tiene in piedi un blog dove scrive parecchie stupidate che spesso finiscono in un libro. Ne ha scritti due, di libri. Oltre ad aver pubblicato racconti in antologie e riviste pensa che le caramelle gommose siamo il miglior rimedio contro ogni male. Ama i Clash e non sopporta i Queen.

Questo sarà anche un libro autoprodotto, l'autore non avrà frequentato la scuola Holden o un corso di scrittura creativa, lo stile sarà acerbo, ma "puttana vigliacca" (cito testualmente il libro...) quanto mi sono divertita a leggerlo!!

Si tratta di dodici racconti autobiografici con cui l'autore ci racconta la sua vita, dalle elementari alle medie fino alla maturità. Per ogni periodo della vita ci sono quattro storie che ci descrivono un aspetto diverso del crescere, dalle prime sfide contro amici e fratelli fino al primissimo confronto con la vita vera, quella che inizia dopo la scuola, quella che ci vede in prima fila davanti al mondo. I racconti sono infarciti di "cultura di serie B", quella con cui tutti noi trentenni siamo cresciuti: miti televisivi costruiti dai magnati della pubblicità, cartoni animati giapponesi, giocattoli, personaggi dei fumetti e cantanti grunge. La "generazione da bere" nata nei rampanti anni Ottanta, con mille promesse fatte nel periodo d'oro della nostra Italia e che poi si è trovata con lauree inutili nel cassetto e sogni a tempo determinato.
Dodici racconti come dodici capitoli indipendenti di un romanzo di formazione, al quale manca però una morale con cui concludere il percorso. Anzi, forse la morale c'è ed è quella che pervade la letteratura del nostro periodo, ovvero: nessuna certezza, a malapena ci conosciamo e passo dopo passo costruiamo la nostra vita, illuminando la strada con una torcia elettrica e vedendo solo porzioni di essa.

Avanziamo quindi nel conoscere meglio questa vita così unica ed universale allo stesso tempo e se vi state ponendo la domanda "Perché dovrei leggere la storia di questo ragazzo così normale e ai più sconosciuto?", la risposta che vi do è "Perchè lui è te". Francesco riesce a prendere gli episodi della sua biografia e a renderli universali per il lettore, abilità da non sottovalutare per un esordiente. Bisogna scrivere di ciò che si conosce, vero, ma anche rendere il lettore capace di comprenderci e di rivedersi in quello che scriviamo. 
Lo stile è ironico, divertente e a tratti spiazzante. Devo dire che in più punti sono scoppiata a ridere, cosa che raramente un libro mi provoca (fatta eccezione per quegli scrittori per me mitici come J.K. Jerome, Hasek Jaroslav etc.). Ma quando Francesco riflette sulla vita, sull'amore, riesce a toccare corde molto intime e a farti partecipe di quelle emozioni di cui a volte ci vergogniamo, ma che costituiscono il nostro lato più nascosto e tenero. Quindi si arriva alla chicca finale, che non sto a svelarvi, con cui si riallaccia il discorso iniziale, si ripercorrono gli stadi e se ne traggono le conclusioni con un occhio più maturo di prima. Come se fino a quel momento l'autore avesse voluto calarvi nella ironia della vita, con un rocambolesco giro di battute, per poi sedersi davanti a voi con un bicchiere di birra a guardarvi negli occhi per dirvi tutto quello che finora aveva taciuto, forse sottinteso.

Ed ora passiamo ai paragoni, che a un esordiente sono dovuti, aspettati. Chi mi ricorda? Un Benni da "Bar Sport", il fanciullesco Ammaniti di "Io non ho paura", un Erlend Loe di "Naif Super". Nomi grossi da accostare, ma seppur nella sua acerbità Francesco riuscirà a divertire chi questi autori li legge abitualmente. Ovviamente, ho trovato anche piccole pecche, alcuni racconti si perdono un po' e divagano troppo dal filo conduttore, ci sono ripetizioni e si sente la mancanza della correzione di un editor, ma qui voglio prendere la palla al balzo e lanciare un appello a tutti gli editori. Eccolo qui un autore da catturare e limare, da levigare fino a far splendere il suo stile che adesso è imperfetto, sì, ma che potrebbe donare un interessantissimo libro all'editoria italiana. Potrebbe andare ad aggiungersi a un Malvaldi con la schiettezza vernacolare, a un Brizzi che tanto bene seppe descrivere la sua generazione. Perciò tentateci con Francesco!

Per quanto mi riguarda, comprerò alcune copie di questo libro e lo regalerò ad amici selezionati, sapendo di incontrare i loro gusti. Già me lo vedo, questo librettino, circolare di nascosto fra i lettori, passando di mano in mano come una piccola perla, da lucidare, ma che tutti vorranno aver visto per primi!

blog dell'autore: 

http://francescosatanassi.tumblr.com/post/48357540133

per ricevere il libro scrivere a: checcosata@gmail.com